Sindacati – Fnsi. Vita grama nella funzione pubblica

(Prima Comunicazione – numero 350 – Aprile 2005) L’Aran apre le trattative e convoca anche la Fnsi. Cgil-Cisl-Uil non sono d’accordo e disertano. Ora deciderà  la magistratura. Sul piatto quasi 5mila contratti giornalistici Quel che non han potuto fare la politica e la trattativa sindacale dovrà  farlo il giudice. Sarà  infatti il magistrato del Lavoro del Tribunale di Roma (prima udienza l’11 aprile) a dire in via definitiva se la Fnsi potrà  o no sedere al tavolo delle trattative per il contratto dei dipendenti del pubblico impiego (vedi Prima n. 340, pag. 112), insieme ai confederali di Cgil-Cisl-Uil e agli altri sindacati ammessi al negoziato con l’Aran, Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. Tra ministeri e aziende autonome, sanità , scuole, regioni e autonomie locali, università  e ricerca ed enti pubblici non economici, i lavoratori che fanno capo all’Aran raggiungono i 2,8 milioni. Di questi si stimano tra i 3 e i 5mila i dipendenti giornalisti (pubblicisti e professionisti) che fanno riferimento alla Fnsi.  La vicenda si trascina ormai da cinque anni, da quando, il 7 giugno del 2000, è stata approvata la legge n. 150 che, al comma 5 dell’articolo 9, affida al sindacato dei giornalisti la rappresentanza alla stipula del contratto per gli uffici stampa negli enti pubblici. La legge contrasterebbe, però, con il decreto legislativo n. 29 del 1993, poi modificato in decreto legislativo n. 165 nel 2001 che, all’articolo 43, regolamenta invece l’ammissione al tavolo delle trattative indicando un criterio di significativa rappresentatività . In soldoni, il numero degli aderenti alla Fnsi dentro la pubblica amministrazione è troppo piccolo per avere rappresentanza significativa. E a opporsi strenuamente all’ingresso della Fnsi sono proprio Cgil-Cisl-Uil che vedono minacciato il loro potere di rappresentanza. Piovono le interrogazioni parlamentari di maggioranza e opposizione a sostegno della Fnsi, ordini del giorno e protocolli d’intesa si siglano con il Coordinamento dei presidenti dei consigli comunali aderenti all’Anci, i presidenti delle Province d’Italia.

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