Personaggi – Fabio Granata. Assessore al turismo della Regione Siciliana

‘Prima Comunicazione’, numero 349, Marzo 2005 – “La Sicilia è prigioniera di un vestito che si è cucita addosso. Ora prova a liberarsene. Abbiamo puntato su un messaggio nuovo, che rompe con i cliché e con i luoghi comuni”, dice l’assessore regionale Fabio Granata nell’intervista a Prima Comunicazione, nella quale spiega la campagna lanciata il 10 febbraio per promuovere il turismo nell’isola con l’headline: ‘Grand tour Sicilia 2005, una terra che racconta’. “La campagna è di dimensioni nazionali ed europee perché questa è la dimensione della scommessa che stiamo facendo”, spiega Granata nell’intervista a Prima. “Bisogna partire dai punti di forza della Sicilia, che non sono soltanto sole, mare e archeologia ma sono anche – e io dico soprattutto – cultura, storia, paesaggio. Ad esempio, trovo che il balzo in avanti della nostra produzione vinicola sia uno straordinario segno positivo, in particolare con il coinvolgimento delle grandi famiglie e un processo importantissimo di valorizzazione del territorio. Per noi il modello di riferimento è la valle del Chianti”. Il cliché da rompere, sostiene Granata, è quello di una Sicilia ancora totalmente identificata con la mafia, tema su cui si è anche recentemente scatenata la polemica in seguito a un reportage trasmesso da ‘Report’ che ha provocaro la violenta reazione del presidente della Regione, Totò Cuffaro. “Ho trovato sbagliata l’invocazione di censura sul servizio di ‘Report’, che invece mi è sembrato ben fatto, e ho trovato ancora più sbagliato chiedere la puntata riparatrice”, dice Granata nell’intervista a Prima. “Cuffaro avrebbe potuto, e dovuto, comunicare i grandi risultati sull’uso dei fondi dell’Unione europea, che per la prima volta da anni sono stati utilizzati fino all’ultimo centesimo; la buona gestione degli appalti, con ribassi d’asta arrivati fino al 32%. Io penso che il potere mafioso ci sia e che conti ancora. Sono contrario a queste tesi che negano tutto, ma dico no anche alla retorica che considera la Sicilia ormai perduta, irrecuperabile, affogata nella rete delle complicità  con la mafia”. “Il nostro problema è far sapere come sta cambiando la nostra regione. La più grande infrastruttura di cui la Sicilia ha bisogno è la comunicazione”, sostiene Granata nell’intervista a Prima. “Noi abbiamo giornalisti importantissimi, firme di primissimo piano, direttori di giornali e di agenzie, editorialisti e commentatori di punta. Però il siciliano che va via, che ha successo fuori, persegue e diffonde l’immagine di irredimibilità  della sua terra per giustificare, in qualche modo, il fatto che se ne è andato. Per dire al mondo che c’è un destino che tiene prigioniera la Sicilia. Ecco, io chiedo un po’ più di obiettività  e meno luoghi comuni”.

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Nella foto, Fabio Granata

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