ANTONIO PADELLARO – Da condirettore a direttore dell”Unità ‘

‘Prima Comunicazione’, numero 349, Marzo 2005 – Antonio Gramsci si è stufato di rigirarsi nella tomba. I bene informati sostengono che l’anda e rianda di direttori, le polemiche con il Botteghino, i sussurri e le grida diessine, gli hanno fatto fumare le palle anche da laggiù, dagli inferi dove riposa per niente in pace dal 1937, anno della sua morte terrena. E c’è anche il caso che una di queste notti si presenti ai piedi del letto del nuovo direttore Antonio Padellaro, quasi sessantenne, e chieda conto di che diavolo stia succedendo, di come abbiano conciato il suo bel giornale che una volta si vendeva come frappe a Carnevale e oggi stenta a essere piazzato come un panettone a Pasqua. Comunque un dato è certo: l’eterno secondo del giornalismo italiano, oggi è riuscito finalmente a piazzarsi al primo posto. Antonio Padellaro è stato infatti a lungo il numero due. Dopo un brillante ventennio al Corriere della Sera, dove ha percorso con onore (quasi) tutti i gradini della carriera – da redattore semplice a inviato, da notista politico a vice caporedattore e poi caporedattore della sede romana – è diventato vice di Giovanni Valentini, allora direttore dell’Espresso. Poi, quando il 28 marzo 2001 si trattò di fare un ultimo tentativo di respirazione bocca-a-bocca per L’Unità  ormai in stato di coma profondo, si lanciò nell’impresa accettando di fare da secondo a Furio Colombo. Fu, ora possiamo dirlo, una bella scommessa. Il duo più improbabile della storia del giornalismo italiano riuscì non solo a resuscitare il quotidiano ma a dargli anche una bella impronta, tutta filogirotondina, tutta ferocemente antiberlusconiana, tutta ammiccante e favorevole con i movimenti più estremi. Padellaro, che è stato sempre un consumato analista politico e un ottimo giornalista, ora però si trova con qualche problema da risolvere. I diessini incazzati persi per la linea poco compiacente del giornale, le polemiche non proprio salubri dopo l’uscitaccia di tale Travaglio contro Ritanna Armeni, la disaffezione di un lettorato che alla fine se deve leggere qualcosa di duro contro Berlusconi preferisce Il Manifesto o Liberazione. Per non parlare dei Ds che non smettono di ricordargli che alla fine della fiera i soldi per tenere in vita il quotidiano ce li mettono loro. “Lavoreremo in autonomia”, promette e giura Padellaro alla redazione. Intanto Gramsci, che è uno che ancora oggi se ne intende, rifiuta di commentare e ha chiesto di mettere sulla sua tomba un cartello grande quanto la lapide e con su scritto: “Non disturbare”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Cambio ai vertici dell’affiliata italiana di Philip Morris. Nominati Eleonora Santi, Gianluca Iannelli e Mirko Vaccaro

Cambio ai vertici dell’affiliata italiana di Philip Morris. Nominati Eleonora Santi, Gianluca Iannelli e Mirko Vaccaro

Malagò (Coni) sulla riapertura degli stadi: speriamo novità in settimana, ma così è difficile fare marketing e sinergia commerciale

Malagò (Coni) sulla riapertura degli stadi: speriamo novità in settimana, ma così è difficile fare marketing e sinergia commerciale

Il sogno del Festival della Mente nell’anno della pandemia, fra numeri e futuro

Il sogno del Festival della Mente nell’anno della pandemia, fra numeri e futuro