Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

‘Prima Comunicazione’, numero 348, Febbraio 2005 – Ddl n. 3176 e ddl n. 59 – . Nel dibattito cominciato a metà  gennaio alla commissione Giustizia di Palazzo Madama è infatti stato giudicato insufficiente il modo in cui Montecitorio ha delineato l’istituto della rettifica in presenza della quale il reato si estingue; inoltre si è ritenuto inadeguato il tetto di 30mila euro al risarcimento del danno non patrimoniale e sono state espresse perplessità  circa il termine di un anno stabilito dalla Camera per la prescrizione del reato. In quanto all’interdizione dalla professione (da uno a sei mesi) che può essere comminata in caso di recidiva specifica, sembrano emergere due diverse opinioni: quella del relatore e presidente della commissione, Antonino Caruso (An), che vorrebbe attenuarla, e quella del diessino Elvio Fassone e dell’azzurro Roberto Centaro che vorrebbero invece rafforzarla, rendendola applicabile anche senza recidiva. Nella prima fase del dibattito in commissione – dove peraltro è stato presentato anche il disegno di legge n. 59, firmato dal senatore dell’Udc Carlo Eufemi, che ripropone la pena detentiva – tutte le forze politiche si sono dette d’accordo sull’abolizione del carcere, ma hanno anche sottolineato l’esigenza di rafforzare in modo significativo le sanzioni. Secondo i senatori, infatti, l’unico deterrente alla diffamazione è la minaccia di intaccare il patrimonio di chi reca l’offesa, pur tenendo presente che questa misura potrebbe condizionare negativamente il giornalismo d’inchiesta. Il senatore dei Verdi Giampaolo Zancan ha invece proposto di elevare fino a 50mila euro le multe fissate dalla Camera in 5mila e 10mila euro, e ha criticato l’imposizione del tetto per il risarcimento del danno non patrimoniale.

Legge sull’editoria – Ddl n. 4163 – Sono decine e decine le proposte di emendamento che circolano da tempo alla commissione Cultura della Camera, nonostante l’esame del provvedimento sia ripreso soltanto l’8 febbraio. Anche se la legge si è ormai  ridotta a ben poca cosa, l’interesse dei piccoli e dei grandi editori è comunque molto forte: questo è infatti l’unico provvedimento all’ordine del giorno del Parlamento che potrebbe contenere qualche disposizione a favore del settore della stampa, dopo che la legge finanziaria si è limitata a prorogare di un solo anno il bonus sulla carta. Tra gli obiettivi del ddl, presentato più di un anno e mezzo fa dal sottosegretario con delega all’Editoria Paolo Bonaiuti di Forza Italia (foto), oltre alla regolamentazione dell’attività  dei giornali su Internet, ci sono lo snellimento delle procedure per l’accesso ai crediti di imposta e a quelli agevolati (dei quali l’opposizione chiede la proroga), il potenziamento della rete di vendita di quotidiani e periodici, alcuni ritocchi alla legge sugli aiuti all’editoria politica e cooperativistica (con la riduzione dal 70 al 60% della quota delle spese di bilancio che lo Stato rimborsa). “È paradossale che sia l’opposizione a dover sollecitare da mesi l’approvazione di un provvedimento presentato dal governo”, osserva il diessino Giuseppe Giulietti.

Pirateria informatica: revisione del decreto Urbani – Ddl n. 2980 di modifica della legge n. 128 – Con la presentazione degli emendamenti da parte del senatore Franco Asciutti (Forza Italia), presidente della commissione Istruzione del Senato, è ripreso l’iter del disegno di legge di revisione del cosiddetto decreto Urbani che nel maggio 2004 aveva dettato una serie di disposizioni contro la pirateria informatica: tra di esse, la punibilità   di coloro che “traggono profitto” nello scaricare da Internet file protetti da copyright, con il risultato che attualmente rischia fino a quattro anni di carcere anche il ragazzino che scarica dal web una canzone, visto che il suo profitto sarebbe quello di non aver speso soldi per acquistarla. Il nuovo testo presentato dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, concordato in gran parte  con il verde Fiorello Cortiana (foto), presidente dell’intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica, prevede invece che la pena detentiva  venga comminata solo a chi immette e scarica da Internet “a fine di lucro”, cioè mettendoli in commercio, file protetti dal copyright; mentre gli utenti della Rete che, sfruttando la condivisione di file, utilizzano contenuti digitali protetti saranno passibili solamente di sanzioni pecuniarie minori. Ora però gli emendamenti presentati da Asciutti – che nascono dal lavoro effettuato nel luglio scorso dalla commissione interministeriale istituita dal ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, e da quello per l’Innovazione, Lucio Stanca, e presieduta dal più stretto collaboratore di quest’ ultimo, l’ingegnere Paolo Vigevano – rischiano di far saltare il clima bipartisan instaurato da Urbani con l’opposizione. Le proposte, infatti, puntano a mantenere il reato penale (anche se sanzionabile con una multa) anche per chi scarica file protetti per uso personale.

Riforma della par condicio – Dopo Forza Italia, anche Alleanza nazionale ha presentato la propria proposta di modifica dell’attuale legge sulla par condicio che, rispetto alla deregulation della comunicazione politica in campagna elettorale avanzata dall’azzurro Lucio Malan, rappresenta una sorta di mediazione. Alessio Butti (foto) ha infatti proposto di correggere con un 30% uguale per tutti la ripartizione degli spazi televisivi che Forza Italia vorrebbe proporzionale al peso elettorale di ogni partito. Stesso criterio è previsto per gli spot che dovrebbero essere garantiti anche dalle tivù nazionali private le quali, secondo la legge Gasparri, svolgono servizio pubblico. “Difficile però che possano essere gratuiti”, ha sottolineato Butti. “Si potrebbe comunque prevedere che in cambio degli spot a pagamento, a prezzi calmierati, le private concedano anche spazi di comunicazione politica”. Quanto agli spazi autogestiti in Rai, nella proposta di An è previsto che vadano in onda nel day time e non a notte fonda. “Su queste basi potremmo puntare a un testo unificato da presentare al voto del Parlamento”, ha commentato il forzista Lucio Malan. Ma la Lega non è convinta: “La politica non si può reclamizzare come un detersivo e non è possibile affrontare una campagna elettorale in cui chi ha più soldi sbaraglia gli altri con gli spot”, ha subito replicato il leghista Davide Caparini, il quale non ha ancora presentato la propria proposta di modifica, ma precisa: “È diversa anche da quella di Butti: se vogliamo liberalizzare gli spot, devono essere gratuiti e uguali per tutti”.
Pure il rappresentante dell’Udc Rodolfo De Laurentiis  continua a fare resistenza, anche se  ribadisce la disponibilità  del proprio partito a migliorare l’attuale legge “purché, oltre alla libertà , ci siano anche garanzie per tutti”. L’Udc è comunque soddisfatto di essere riuscito a rinviare la modifica della legge che Forza Italia avrebbe voluto ottenere già  per le prossime elezioni amministrative: ormai è certo che se ne riparlerà  per le politiche del 2006. Le opposizioni, dal canto loro, ribadiscono il  fermo no a qualsiasi rimaneggiamento: “Per noi vale la dichiarazione del presidente dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni, Enzo Cheli: la legge della par condicio ha ben funzionato”, afferma Paolo Gentiloni della Margherita.


(le cronache parlamentari sono aggiornate fino al 4 febbraio)

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