Agenzie di stampa – ‘Apcom’. Schierati con nessuno

‘Prima Comunicazione’, numero 348, Febbraio 2005 – Per crescere, stare a galla e conquistarti uno spazio non puoi far la riverenza. A un anno e passa di distanza dal nuovo corso e dal passaggio nell’impero di Telecom Italia Media, è tempo di bilanci per ApCom (l’agenzia di notizie che con il nome di ApBiscom fu di Lucia Annunziata e ora vede al timone Antonio Calabrò). La macchina, ormai ben sperimentata, gira veloce: i lanci quotidiani che raggiungono gli abbonati sono 800 (nel 2001, l’anno di nascita, la media viaggiava sui 370) e nel corso del 2005 il volume dovrebbe arrivare poco sotto le mille notizie al giorno. La crescita del notiziario è andata in questi tre anni di lavoro di pari passo con quella della redazione (i giornalisti dipendenti dai 28 iniziali raggiungeranno entro la fine dell’inverno le 65 unità  con il rafforzamento della redazione economica di Milano), ma soprattutto con quella delle ambizioni e dei progetti. Il programma parla chiaro: andare a grandi passi verso il modello di una primaria agenzia di stampa italiana con una marcata ispirazione multimediale e internazionale. E per raggiungere l’obiettivo Calabrò sta collezionando una serie di piccole soddisfazioni professionali. “È un dettaglio”, racconta dissimulando alla perfezione il suo orgoglio, “ma arrivare una decina di minuti prima dell’Ansa su una scossa di terremoto che ha buttato giù dal letto mezza Italia ci serve per dimostrare agli abbonati che, per quanto piccoli, noi possiamo essere un po’ più agili, un po’ meno dipendenti dalla pesantezza dell’ufficialità “. E perché non dire anche un po’ più irriverenti? Una piccola soddisfazione dietro l’altra ApCom se l’è tolta lanciando qua e là  segnali fuori dal coro. E non solo per il Fassino furioso colto al volo in uno sfogo su Prodi fra il pubblico e il privato destinato a esplodere poi in un lancio sapientemente covato che ha finito per seminare il panico nel bel mezzo di un grande vertice dell’opposizione. Non solo per il gustoso Rolex taroccato al polso del ministro Frattini. Calabrò teorizza un rapporto a tutto campo, ma libero, con il Palazzo: “Il mio lavoro è mettere in rete notizie con il massimo dell’attendibilità . Tutto qui. Alla controinformazione non ci credo, fare la guerra non è il mio lavoro. Semplicemente siamo un’agenzia schierata con nessuno. I politici devono imparare che abbiamo un pubblico da rispettare”. E i padroni? “Anche loro. Facciamo un esempio: nei giorni della fusione Telecom-Tim abbiamo messo in rete i giudizi positivi degli analisti, ma anche quelli degli investitori perplessi e preoccupati. E quando ero appena arrivato alla guida dell’agenzia non ho esitato a riprendere il Financial Times che criticava aspramente Tronchetti e il gruppo. Era nostro dovere. Ma soprattutto ci è servito per trasmettere a chi ci legge un messaggio fondamentale: non siamo l’ufficio stampa di Telecom e di Tim, siamo un’agenzia di stampa”.

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Nella foto, Antonio Calabrò

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