GIANNI RUGGIO – Da caposervizio di ‘Rockstar’ a diretore responsabile di ‘Pleasure’

‘Prima Comunicazione’, numero 348, Febbraio 2005 – La musica ma non solo. La colonna sonora della vita di Gianni Ruggio è varia e sicuramente molto ricca. Nato a Roma il 6 agosto 1966, Ruggio si è affacciato al mondo del giornaalismo all’inizio degli anni Novanta collaborando a giornali di settore come L’Esercente (di Confcommercio) e al mensile La Quarta. Dal 1991 al 1994 ha collaborato con un’assiduità  instancabile alle edizioni Cioè, che producevano testate come Cioè, Boss, Pupa, Tv Stelle, Debby e Cioè Girl. Quasi parallelamente era entrato nella redazione dell’ormai sfiancato Paese Sera, dove ha iniziato alle cronache cittadine per poi diventare il critico musicale di riferimento del quotidiano e qualificandosi come voce sicura del mondo rock, pop e jazz. Nel 1994 è trasmigrato al Tempo continuando a scrivere di musica ma anche di moda, costume, sport, fumetti e Internet. Consulente editoriale per il sito CiaoGente dal 2000 al 2001, è poi diventato coordinatore editoriale dell’Actor’s Studio srl, società  controllata dal gruppo Cioè. Dal marzo 2002 approda invece a Rockstar, la testata mito per tutti coloro che si occupano di musica. Caposervizio di Rockstar fino alla nomina a direttore responsabile di Pleasure, mensile maschile sui generis dell’etichetta discografica Universo (quelli che hanno lanciato i Lunapop) e che arriva in edicola accompagnato da un dvd (musica chillout, immagini di visual art e back stage della ragazza di copertina), oltre che da un cd di musica per relax. “Pensiamo al maschio che vuole il piacere in tutti i sensi, dalla gola alle belle macchine, dagli articoli di lusso alle grandi vacanze”, dice Ruggio, che già  di suo si dà  un bel daffare per non lasciarsi scappare nessuno dei piaceri che la vita gli offre.
Gusti: musica classica, moto e macchine d’epoca, soprattutto le vecchie Lancia.
Disgusti: due e molto forti: il sushi (“Anche se oggi va così di moda, a me fa letteralmente schifo”) e la folla (“Non so perché ma mi fa quasi paura”).


 

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