ALBERTO SOLENGHI – Da caporedattore a direttore responsabile di ‘Maxim’

‘Prima Comunicazione’, numero 348, Febbraio 2005 – “Ho imparato più durante l’anno di disoccupazione che in tutti quelli di lavoro”, dice Alberto Solenghi, stramilanese direttore di Maxim, nato nel capoluogo lombardo il 23 dicembre 1961. Forse perché nella disoccupazione uno impara davvero a conoscere il mondo dei giornali, le indifferenze dei giornalisti, le porte chiuse in faccia, i maltrattamenti, lo sguardo compatito ma anche sprezzante dei più fortunati. Alla fine o soccombi o ti fai le spalle grosse. Per lui vale decisamente la seconda. Dopo aver lavorato per un decennio in diverse testate della ormai fallita casa editrice Portoria (Giornale della Vela, Acqua, Viaggiare), per un lungo anno se ne è andato a spasso, pur con una breve sosta a Gulliver e a Io Donna (“Ma non dimentico di avere un debito di autentica riconoscenza per alcuni amici di quella testata e per il suo direttore Fiorenza Vallino”), fino all’esperienza con un contratto a termine ad Amica del tandem Rodotà -Bianchini. “Un’esperienza molto ‘formativa’”, ricorda oggi con una buona dose di sarcasmo Solenghi. Uscito vivo da Amica, viene recuperato da Andrea Monti il 1° luglio 2003, che lo mette a capo della redazione di Maxim, un mensile maschile “per maschi che usano il cervello e non solo gli addominali e il pisello”, dice il neodirettore. Il giornale ha retto bene il crollo dei maschili, tanto da incoraggiare un rilancio serio, senza dimenticare “le belle ragazze in copertina” perché poi “a vendere uno ci deve pur pensare”. Così Maxim vuole essere “sexy, utile e divertente” per maschi trentenni colti, emancipati e di buon portafoglio. Un giornale senza spocchia ma non solo di puro passatempo, dice Solenghi, che dal primo numero ha per esempio messo in pagina un’intervista con un pentito di mafia. Padre divorziato con figlia di 12 anni, tornato a Milano dopo un periodo di ‘cattività ‘ matrimoniale a Lodi, dice che per sei mesi si abboffa e fa la bella vita, mentre nel semestre successivo si mette a dieta stretta.
Gusti: il mare che gli fa sognare di vivere in barca.
Disgusti: il pollo e tutto ciò che ha le ali, ma soprattutto la morigeratezza dei costumi.

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