Rubriche – Valium. Storia semplice e drammatica di Guido Rossa

‘Prima Comunicazione’, numero 347, Gennaio 2005 – È sempre più raro che vi siano dei libri che inquietino, che riportino a galla vicende dolorose che si vorrebbe volentieri e magari vilmente dimenticare. L’ultimo in ordine di tempo è quello che ricostruisce la storia drammatica nella sua semplicità  di Guido Rossa, l’operaio della Cgil caduto sotto i colpi delle Brigate Rosse venticinque anni fa. Ferisce e inquieta quella storia e ferisce e inquieta il racconto per la sua scrupolosità  nervosa e la sua prosa scattante, senza indulgenze, senza nostalgie, senza moralismi. L’autore Giancarlo Feliziani, caporedattore al tg della 7, ha ripercorso non solo la vita di un uomo ‘giusto’ che rinunciò alle sue montagne per l’impegno civile, ma anche quei cupi, insopportabili anni in cui quella storia si consumò, anni barbari di cui dovremmo avere vergogna, altro che ‘formidabili’ come qualcuno ancora si permette di chiamarli! Anni dell’incoscienza per alcuni e di morte per altri. Ricordarli attraverso una ricostruzione tersa ma non per questo meno angosciante fa bene. Fa bene perché ci obbliga a considerare il nostro agire che ci piacerebbe neutrale, poco offensivo mentre mai lo è. Feliziani insegue la figura quotidiana di Guido Rossa, quell’operaio sindacalista che venne definito ‘mentecatto’ dai suoi fieri assassini. Lo sfondo di quella vicenda è un’Italia scombiccherata e sanguinosa, un Paese che conobbe molte compiacenze con gli assassini, che spese molte analisi giustificatorie, ma che seppe anche far prevalere l’anima civile, coraggiosa e lucida che alla fine ebbe la meglio sui macellai del terrorismo. Se si mettono uno dietro l’altro i nomi delle vittime del terrorismo dal 1969 al 1989 il conto è di 429. Più 2mila feriti. È quello di Feliziani l’ottimo giornalismo di ricostruzione e un esemplare reportage tra la cronaca, la storia e la riflessione politica. Da leggere, assolutamente da leggere. Da imitare, assolutamente da imitare.
– C’è un altro bel libro che – anche se uscito nel 2003 – solo ora ho avuto modo di gustare. Mi riferisco al ‘Giuseppe Prezzolini’ di Beppe Benvenuto, biografia molto densa nelle sue centotrenta paginette, dove l’autore – già  responsabile delle pagine culturali del Foglio e docente all’università  di Palermo e dello Iulm di Milano – riesce a mettere a fuoco un personaggio davvero unico del nostro panorama intellettuale, un eretico che non si beò della propria eresia e scelse presto un esilio mai lamentoso fino a finire i propri giorni in Svizzera. Un uomo, Prezzolini, che non rinunciò a dire la sua e a disturbare i guidatori, chiunque essi fossero. Nei suoi cent’anni di vita Prezzolini assommò diverse qualità  professionali, le declinò tutte con grande dignità , dall’attività  giornalistica a quella di docente, da scrittore ad analista politico, da antropologo quasi involontario a organizzatore culturale. Benvenuto è riuscito, con un gesto di scrittura amorosa, a rendere il soffio di quella vita, a dirci la vita di un intellettuale che non si è accontentato dei circoli fumosi dove si consumavano presunti e supponenti movimenti artistici. Il rispetto senza riverenze di Benvenuto è un invito e un’occasione per tornare a leggere Prezzolini e il suo percorso umano.

– In tempi di impressionanti tsunami, qualcuno ha ricordato quel che successe il 28 dicembre del 1908 a Messina e Reggio Calabria, quando trenta secondi di terremoto scatenarono il caos con un bilancio simile a quello che oggi si lamenta in Asia: 150mila morti nelle due regioni di un Mezzogiorno già  devastato di suo e fermo a un’era preistorica. Allora non c’erano di sicuro le strutture di salvataggio che oggi conosciamo, non c’era la rete di soccorsi, lo spirito allargato della solidarietà  internazionale. Quel terremoto è descritto in dettagli da incubo da Giorgio Boatti che in ‘La terra trema – I trenta secondi che cambiarono l’Italia, non gli italiani’ ci offre una ricostruzione formidabile di quell’evento che era ricordato dai nostri nonni e genitori. Boatti del resto è pratico della materia. Vanta, come autore, titoli di buon successo, da una storia dei servizi segreti a una di Piazza Fontana a un più recente ‘Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini’. 

– Sociologo e consulente strategico e creativo, Salvo Scibilia ha messo a frutto anni di esperienza in ‘Creatività  – Cliente-Agenzia andata e ritorno’, un manuale per palati esperti dove si affrontano i punti cruciali del rapporto tra i due soggetti della comunicazione. Non un testo facile, non un manuale per studenti alle prime armi, ma un luogo di riflessione per i professionisti esperti in un rimando costante e fruttuoso tra teoria e prassi. A volte i libri che all’apparenza e nella sostanza richiedono un surplus di impegno e di attenzione, sono poi anche quelli che maggiore soddisfazione danno quando li si chiude. E qualche seme lasciano, potendo dire di avere così raggiunto il loro più vero obiettivo.


+Giancarlo Feliziani, ‘Colpirne uno educarne cento’, Limina, euro 13,50
+Beppe Benvenuto, ‘Giuseppe Prezzolini’, Sellerio editore, euro 8,00
+Giorgio Boatti, ‘La terra trema’, Mondadori, euro 18,50
+Salvo Scibilia, ‘Creatività ‘, Lupetti, euro 15,00

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Nella foto, Giancarlo Feliziani

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