PIERLUIGI BATTISTA – Da inviato-editorialista della ‘Stampa’ a vice direttore del ‘Corriere della Sera’

‘Prima Comunicazione’, numero 347, Gennaio 2005 – Ha dovuto dire addio alla sua rubrica ‘Quante storie’ che teneva su Panorama e una lacrimuccia gli è scesa sul suo visino. Si è però subito riconsolato Pigi (così lo chiaman tutti) Battista, che ora se ne sta a Via Solferino a far da vice al suo amico Paolo Mieli con la delega a cultura, spettacoli e supplementi e dunque l’ingrato compito di tirar su le pagine del sabato e della domenica dopo il flop di Maria Laura Rodotà . Il Battista (di cui Prima ha lungamente scritto in un ritratto nell’aprile del 2000) è romano di nascita e di vocazione. Nato il 3 luglio 1955, si è laureato in lettere con la cattedra di Alberto Asor Rosa discutendo una tesi sulla Città  del Sole di Campanella, dimostrazione che sa leggere e sa scrivere in modo non proprio banale. Ma sarà  Paolo Flores d’Arcais a farlo entrare nella bella società  editoriale e politica quando nel 1978 lo assunse come segretario organizzativo a Mondo Operaio, luogo di dibattito (ma non solo) del socialismo che presto diventerà  craxiano. In quel milieu Battista conosce (e con alcuni diventa amico) Federico Coen ed Ernesto Galli della Loggia, Massimo Salvatori e Lucio Colletti, Paolo Sylos Labini e Giuliano Amato. Nel 1984, insieme a Giuliano Ferrara (con il quale salda un rapporto che ancora dura), aiuta Paolo Mieli a mettere su i festeggiamenti editoriali per i trent’anni dell’Espresso. È in effetti Mieli il vero nume tutelare di Battista. Lo stima come uomo libero, ne apprezza lo stile colto ma non supponente, lo promuove con convinzione ogni volta che può. Dopo aver rinunciato alla carriera universitaria, Battista si butta a capofitto nel giornalismo militante: Epoca, Storia Illustrata, La Stampa dove, nel novembre del ’96, diventa responsabile della redazione romana. Quando però Ferrara, diventato direttore di Panorama, gli offre la vice direzione del magazine mondadoriano, Pigi fa la valigia e si trasferisce a Segrate. La direzione Ferrara è decisa e originale. E scombussola non poco il settimanale, che però perde copie al punto che l’elefantino se ne torna al suo amato Foglio e Battista alla sua (non amatissima) Stampa. Il suo nome torna spesso a galla quando si parla di qualche buona direzione: Il Giornale, il Tg1, lo stesso Foglio, ma alla fine non se ne fa nulla. Dai primi di marzo a giugno del 2004 si piazza in televisione con ‘Batti e Ribatti’, ma il giocattolo, che avrebbe dovuto far dimenticare Enzo Biagi, funziona poco. Ora se ne sta bello bello nel tempio milanese dell’editoria sapendo che prima o poi toccherà  a lui entrare da signore nella stanza del direttore. Ci vuole solo pazienza, molta pazienza. E quella a Battista di certo non manca. Gusti: far vacanze nei pressi di Orbetello, per lui “perfetta sintesi di campagna e mare”. Disgusti: il dondolio della barca, “la più grande tortura che si possa immaginare” perché si definisce “terrestre o terrigno, vedi tu”.

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