FLAVIA PERINA – Da vice direttore a direttore del ‘Secolo d’Italia’

‘Prima Comunicazione’, numero 347, Gennaio 2005 – Alta, magra e abbronzata, Flavia Perina è una ragazza e c’è da giurarci che non smetterà  mai di esserlo. Così infatti pare e appare la prima direttore donna del quotidiano di Alleanza nazionale, grande fumatrice in ambasce dopo il severissimo divieto del suo governo. Nata a Roma nel 1958 e cresciuta nella destra vera e dura, Perina è stata dirigente del movimento giovanile Fronte della gioventù e membro del comitato centrale del Msi. Come molti ragazzi e ragazze della sua generazione, ha condiviso la difficile e spesso dolorosa storia politica degli anni Settanta e Ottanta, una politica fatta di fascisti-carogne-tornate-nelle-fogne, di mazze roteanti, di molti e troppi morti. Condivisione che oggi non risveglia in lei nessuna nostalgia, nessuna retorica epica, tanto da farle scrivere a proposito di quel periodo in un potente e chiaro editoriale apparso sul Secolo del 17 dicembre scorso che “quei toni, quel genere di mobilitazione, quel clima, non ci ricordano nulla di eroico e rivoluzionario, ma soltanto un lungo tunnel senza luce, nel quale nessuno ha voglia di infilarsi di nuovo”. Eredita adesso un giornale sfiancato, come del resto sono tutti gli organi di partito, incerti nel loro essere obsoleti, tenuti in vita dai sussidi dello Stato e dai fondi dei partiti. Eppure Flavia Perina non ha alcuna voglia di fare da balia a un bambino ritardato, ma sembra invece avere tutte le intenzioni di produrre una testata viva, aggiornata e sgombra da ridicole ragnatele. La sua storia, del resto, è tutta dentro la politica-politica e il giornalismo.  Ancora diciannovenne, dopo aver fatto una lunga e mal pagata sosta in una testata locale (Puglia), fece una più lunga e ancora più malpagata gavetta al Secolo d’Italia quando il direttore era Nino Tripodi. Tra i giovani esponenti della corrente rautiana, Perina ha vissuto la maggior parte della professione al Secolo, se si eccettua un triennio a metà  degli anni Ottanta in cui passò a Telemontecarlo, allora di proprietà  dei brasiliani di Globo, e un anno e mezzo al Sabato diretto da Paolo Liguori. “Fu lui a volermi come esperta di economia, io che di economia non ci capivo nulla”. Unica non-ciellina in un mare di ciellini, Flavia Perina si mise di buzzo buono e dovette rapidamente istruirsi su quel mondo economico e sui suoi legami con il movimento di don Luigi Giussani. Fu poi il direttore Giano Accame, che ne aveva sempre apprezzato l’energia e la capacità  professionale, a richiamarla a casa. Al Secolo tornò con la qualifica di caporedattore, trasformata poi in quella di vice direttore sotto la direzione di Malgeri. A lei ora il compito, difficile, di fare del Secolo un vero giornale.

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