GIANNI RIOTTA – Da editorialista a vice direttore del ‘Corriere della Sera’

‘Prima Comunicazione’, numero 347, Gennaio 2005 – Una buona parte dei soci del patto di sindacato del Corriere, Passera in testa, l’aveva messa giù dura: vabbene Mieli alla direzione, ok Battista alla vice direzione, ma anche a Riotta, uno che ispira molta simpatia a sinistra, tocca comunque un posto di comando. E così una delle due vice direzioni, quella con la delega per gli esteri, è toccata a lui, che ora si appresta a girare, girare, girare: “Vado dovunque mi manderà  il direttore”, dice con ubbidienza sorniona. Gianni Riotta è un giovanottone nato a Palermo il 12 gennaio del 1954, prima professore di logica matematica all’università  e con un lungo curriculum al Manifesto, quando il glorioso quotidiano di via Tomacelli sapeva esprimere idee forti, originali e autonome. Riotta al Manifesto se lo ricordano tutti, anche se in redazione poi non è che ci sia stato molto essendo presto partito per gli Stati Uniti. La sua flemma sicula, la sua autentica e perfino struggente passione per le parole, il suo gusto per la discussione non banale echeggiano ancora nelle orecchie dei molti amici che gli sono rimasti da quelle parti e persino in quelle dei molti nemici che inevitabilmente si è creato. Molti si ricordano anche di lui ragazzo per le cronache dure e ricche che spediva da New York, descrivendo e dettagliando una notte passata con i poliziotti in giro per le strade dannate e pericolose o una convention raccontata senza convenevoli. Ma il Manifesto fu solo la base di lancio per una carriera soda che segna tappe importanti come quella all’Espresso, dove fu inviato della cultura, e poi alla magnifica e ormai sepolta Radiotre di Enzo Forcella. E siccome Riotta è uno a cui piace studiare, non si è fatto nemmeno scappare l’occasione di conquistarsi un bel master in giornalismo alla Columbia University diventando poi ‘mentor’ dei laureandi. Quando Scardocchia divenne direttore della Stampa, Riotta fu da quello richiamato in patria e prese a girare come inviato, raccontando con i suoi occhi di quasi-americano quel che vedeva, quel che sentiva, quel che scopriva. Quando poi Ugo Stille passò dal suo ufficio newyorkese a quello della direzione del Corriere della Sera, fu sempre Riotta a ereditarne il tavolo americano. Visto che è uno che, almeno professionalmente, non si fa mancare niente, Riotta ha fatto non inutile televisione, tanto che nella stagione ’93/94 condusse una apprezzata edizione di ‘Milano-Italia’ registrando un record di ascolti durante il dibattito Fini-Rutelli. Richiamato alla Stampa dall’avvocato Gianni Agnelli come condirettore di Marcello Sorgi, Riotta è poi di nuovo tornato al Corriere con la qualifica di editorialista, senza per questo trascurare l’insegnamento universitario, visto che a Bologna tiene la cattedra di teoria delle comunicazioni. Scrittore molto amato (è tra i pochi giornalisti autenticamente dotati per la fiction), ha esordito nel 1992 con un’ottima raccolta di racconti (‘Cambio di stagione’), alternando poi scrittura romanzesca e saggistica, da ‘N.Y. undici settembre. Diario di una guerra’ (2001) ad ‘Alborada’ (2002), da ‘La prima guerra globale’ (2003) a ‘Principe delle nuvole’ (2004).

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