Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

‘Prima Comunicazione’, numero 346, Dicembre 2004
Bonus carta – Dopo aver appreso che i promessi tagli all’Irap non riguarderanno le aziende editoriali – contrariamente a quanto chiesto da tempo dalla Fieg – anche il rinnovo del bonus per l’acquisto della carta è stato in forse fino all’ultimo, nonostante l’impegno assunto dal sottosegretario all’Editoria Paolo Bonaiuti di Forza Italia (foto). È comunque certo che le risorse reperite saranno sufficienti soltanto per il suo rinnovo annuale, e non per quello triennale richiesto dagli editori, con il sostegno dell’opposizione, e caldeggiato dall’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni. Nessun rifinanziamento è stato invece previsto per il credito d’imposta, i cui fondi sono ormai esauriti. La riforma del prelievo fiscale ha infatti imposto una diversa ripartizione delle spese e nel maxi emendamento, presentato e approvato dalla commissione Bilancio del Senato il 2 dicembre, dei soldi del bonus non v’era traccia. “Fanno parte di un’altra trattativa”, spiegano dalla maggioranza, preoccupati di non dare l’ennesima delusione agli editori. In quanto all’Irap, nonostante le aziende editoriali rientrino a pieno titolo tra quelle che hanno la più alta incidenza del costo del lavoro, gli sgravi previsti dal governo non le riguarderanno, dal momento che sono riservati alle piccole e medie imprese e a quelle che fanno ricerca.


Riforma del codice penale militare – Atto Camera 5433 – Sta suscitando non poche polemiche la riforma del codice penale militare, approvata dalla maggioranza al Senato, che prevede l’estensione alle missioni di pace, a cominciare da quella in Iraq, delle gravissime sanzioni stabilite in caso di guerra per chi si procura e diffonde notizie relative ai contingenti militari italiani e alleati. Secondo la normativa, attualmente in discussione alla Camera presso le commissioni congiunte Giustizia e Difesa, è punibile con la reclusione da due a dieci anni “chiunque si procuri notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina o le operazioni militari e ogni altra notizia che, non essendo segreta, ha tuttavia carattere riservato”. Se poi le notizie raccolte verranno diffuse, è scritto nella legge, gli anni di carcere passano da un minimo di cinque a un massimo di venti.


Riforma della giustizia – Atto Camera 4636 bis B – Non sono soltanto i magistrati ad essere preoccupati per la legge delega approvata dalla Camera il 1° dicembre. Anche i giornalisti lanciano un grido d’allarme per le possibili conseguenze sul lavoro dei cronisti: nella legge delega si dice infatti che i rapporti con la stampa debbono essere tenuti solo ed esclusivamente dal procuratore della Repubblica. In base all’articolo 2,  il governo nell’emanare le varie disposizioni di legge dovrà  attenersi ai seguenti principi: “prevedere che il procuratore della Repubblica tenga personalmente, o tramite magistrato appositamente delegato, i rapporti con gli organi d’informazione e che tutte le informazioni sulle attività  dell’ufficio vengano attribuite impersonalmente allo stesso”; inoltre i magistrati “in contrasto con questa disposizione” saranno perseguiti disciplinarmente. Contesta Franco Abruzzo (foto), presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia: “Questa riforma della giustizia, per quanto riguarda i giornalisti, è in netto e radicale contrasto con l’articolo 21 (II comma) della Costituzione, la quale disegna una professione giornalistica libera, non soggetta ad autorizzazioni e censure. Il ruolo monopolista assegnato dalla nuova legge ai procuratori della Repubblica contrasta con questi principi”.


Riforma del reato di diffamazione – Ddl 3176 – Nonostante la larga convergenza che si è registrata alla Camera, la riforma della diffamazione a mezzo stampa, così come è stata approvata il 26 ottobre scorso, non avrà  lunga vita. Al Senato, dove il testo è già  arrivato per la seconda lettura, sono infatti in tanti ad avere delle forti perplessità . A cominciare dal senatore e giornalista Lino Jannuzzi (Forza Italia) che di quella norma beneficerà , visto che prevede l’eliminazione del carcere anche per chi, come lui, è stato già  condannato. “Non mi piacciono le leggi ad personam, e poi l’aver introdotto la possibilità  di sospendere dalla professione il giornalista è peggio della galera. Preferisco il carcere al divieto di scrivere”, ha subito tuonato. Uno degli aspetti più controversi della nuova normativa è proprio la pena accessoria dell’interdizione dalla professione – da un minimo di uno a un massimo di sei mesi – che il giudice può disporre.


Riforma della par condicio – Se l’opposizione tuona, anche la maggioranza non è del tutto convinta: la proposta elaborata dal senatore di Forza Italia Lucio Malan, che di fatto abroga la legge sulla par condicio del 2000 reintroducendo la libertà  di spot, non piace agli alleati di An, Udc e Lega. Tant’è che il tavolo di confronto allestito da Malan stenta a decollare: a ogni riunione manca sempre qualcuno degli invitati. Con il nuovo rimpasto di governo, che ha visto l’ingresso nell’esecutivo di Gianfranco Fini di An (foto) e di Marco Follini (Udc), non si esclude però una possibile intesa, anche se non del tutto aderente ai desideri di Silvio Berlusconi che sembra ormai deciso a cambiare le regole, già  in vista della campagna elettorale per le regionali del 2005. Il progetto, non ancora depositato, predisposto da Malan non prevede limiti per la messa in onda di spot e introduce in merito alla presenza televisiva dei partiti una ripartizione proporzionale basata sulle percentuali di voto ottenute nelle precedenti e analoghe consultazioni elettorali, fatta salva una quota del 10% da dividere in maniera uguale. Chi all’appuntamento arriva con il 5% dei consensi, ad esempio, avrà  il 5% delle tribune elettorali. Cancellato poi il divieto di fare propaganda a urne aperte: in base all’articolo 6 della proposta Malan, sarà  consentito “fornire indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto nei tg e negli spot a pagamento anche il giorno stesso delle elezioni”. E ancora: giornali e periodici, negli ultimi trenta giorni prima delle elezioni, hanno l’obbligo di dare “tempestiva comunicazione” degli spazi pubblicitari loro richiesti dalle forze politiche in modo che tutti ne siano a conoscenza. A quel punto gli spazi a pagamento verranno assegnati a sorte. Insomma, si tratta di una vera e propria deregulation che ha provocato una levata di scudi da parte degli alleati di maggioranza, preoccupati per l’enorme esborso economico che una tale riforma imporrebbe.


(cronache aggiornate al 7 dicembre)

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