Servizio di copertina – E Caltagirone mollò un pacco di miliardi e disse: Banco!

‘Prima Comunicazione’, numero 346, Dicembre 2004 – Il vento del Nordest è diventato uno stravento che rovescia le carte in tavola e fa volare fuori dal Veneto imprese e banche. E giornali. Venerdì 3 dicembre si sono gettate le basi per la vendita del pacchetto di maggioranza del Gazzettino di Venezia all’editore romano Francesco Gaetano Caltagirone. Che l’editore del Messaggero, del Mattino di Napoli, del Quotidiano di Puglia e del Corriere Adriatico fosse interessato alla storica testata veneta non era un mistero: già  un anno fa una sua offerta di 41 milioni per il 30,47% del pacchetto messo a disposizione dalla minoranza della Sep, Società  Editrice Padana guidata da Luigino Rossi, era stata intercettata e vanificata all’ultimo momento dai soci di maggioranza uniti in un patto di sindacato con la Edizioni Holding dei Benetton, attivando il loro diritto di prelazione. Ora sono stati proprio quattro di quei soci – cioè Giuseppe Stefanel, Paolo Sinigaglia, Arturo Bastianello e René Fernando Caovilla – a rompere la linea di resistenza comandata da Gilberto Benetton e a firmare i preliminari di un accordo che prevede prima la disdetta del patto di sindacato alla prossima assemblea dei soci prevista per giugno, e poi la cessione del 54,59% della Sep, holding del Gazzettino, alla Caltagirone Editore per la bella cifra di 126 milioni, cosa che porta la valutazione del quotidiano ben oltre i 200 milioni. Sarebbe stata proprio la generosità  dell’offerta a convincere i quattro: rispetto ai 13,5 euro per azione offerti l’anno scorso, questa volta Caltagirone è salito fino a 23,5 euro, un solo euro in più rispetto alla chiamata più alta di Benetton ma sufficiente a fargli abbandonare la gara. Del resto, per il gruppo di Ponzano insistere avrebbe significato stressare le proprie finanze oltre ogni convenienza. Sembra invece ragionevole che la sopravvalutazione delle azioni del giornale sia stata ben orchestrata per risolvere parecchi problemi non solo ai quattro firmatari ma, alla fine, anche a Gilberto Benetton. La notizia è caduta come un meteorite sul pianeta dell’informazione. Tanto che la prima reazione allo scoop del Mattino di Padova a firma Paolo Passamai, che ne dava una cronaca da legal thriller (con jet che atterrano al mattino al Marco Polo, file di avvocati, consulenti fiscali, advisor bancari, riunione in una business room di Tessera, trattative per tutto il giorno, e ripartenza a notte con l’accordo in tasca) è stata di incredulità  con sospetti di bufala. Ma già  il giorno dopo le dichiarazioni di Sinigaglia e Caovilla al Corriere del Veneto che negano l’accordo di vendita, finiscono per confermare la trattativa, alla fine ammessa per intero anche da Gilberto Benetton. Per buon peso il giornale di Ugo Savoia butta lì una chicca: a sostenere Caltagirone, a contattare i veneti, a oliare la trattativa sarebbe stato niente meno che il vice segretario della presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Ohibò, vuoi vedere che politica ci cova?

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Nella foto, Francesco Gaetano Caltagirone

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