Televisione – Rai. Privatizzazione: due opinioni di politici a confronto

‘Prima Comunicazione’, numero 346, Dicembre 2004 – Prima Comunicazione intervista due uomini politici di schieramento opposto – il deputato della Margherita Antonio Maccanico e il senatore di Forza Italia Gianpiero Cantoni – sul progetto di privatizzare la Rai quotandola in Borsa presentato il 1° dicembre dal ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco.

‘NELLA RAI NON INVESTIREI UN SOLDO’, DICE ANTONIO MACCANICO
Nell’intervista l’ex ministro delle Comunicazioni Antonio Maccanico (foto) – che con Ciampi e Prodi è stato l’uomo delle privatizzazioni in Italia, a cominciare da quella di Mediobanca – boccia il progetto di privatizzazione della Rai illustrato dal ministro Siniscalco. “Questa operazione è un pasticcio: si privatizza una società  che ha una buona metà  delle sue risorse derivanti dal canone, che è un’imposta, una tassa stabilita dal governo e dunque dall’autorità  politica”, spiega Maccanico. “Diventa così un investimento privato condizionato dalla mano pubblica: quanto di più assurdo si possa immaginare, soprattutto se si aggiunge che questa società  ha un limite nella raccolta della pubblicità  che, invece, le reti commerciali non hanno. Ne deriva che la redditività  dell’azienda dipende dalle decisioni del governo, che potrebbe anche ridurre il canone togliendo risorse all’azienda. Un azionista serio non può aderire a simili condizioni”. Anche la scelta della quotazione in Borsa secondo Maccanico non garantirebbe una maggiore trasparenza. “Chi spinge per andare in Borsa è perché non vuole dare l’impressione che i nuovi azionisti privati Rai vengano scelti tra gli amici del governo”, sostiene il parlamentare della Margherita. “Anche andando in Borsa la trasparenza non sarà  garantita: finirà  che gli ‘amici’ acquisteranno semplicemente le azioni Rai in piazza Affari”. L’ex ministro delle Comunicazioni propone una possibile soluzione: “Un’ipotesi potrebbe essere la privatizzazione degli impianti, i net provider”, dice Maccanico. “Alla Bbc è già  così: il modello pubblico inglese da alcuni anni è solamente un fornitore di contenuti, avendo venduto a una società  privata americana gli impianti. Per garantire il pluralismo è però necessario anche ripristinare i limiti alla raccolta pubblicitaria dei content provider commerciali a non più del 30%. Si libererebbero in tal modo le due risorse principali del pluralismo televisivo: le frequenze e la pubblicità . E così si riuscirebbe a scardinare il duopolio”.

‘PER LA RAI PREFERISCO LA QUOTAZIONE IN BORSA’, DICE GIANPIERO CANTONI
L’economista, imprenditore e senatore di Forza Italia Gianpiero Cantoni spiega perché è favorevole alla quotazione in Borsa della Rai. “Ritengo che il mercato sia l’arbitro più democratico per proteggere l’azienda e i risparmiatori. Senza alcun dubbio preferisco la Borsa alla vendita diretta a privati che, tra l’altro, nel nostro Paese sono sempre i soliti noti. Non mi fido molto del capitalismo ristretto di casa nostra, mentre il mercato potrà  garantire una maggiore trasparenza nella vendita”, dice Cantoni. “Il mio modello di servizio pubblico è la Bbc inglese”, dichiara il senatore, sottolineando che “se si vuole privatizzare sono convinto che la Rai vada portata sul mercato così come è, nella sua interezza, perché continui a svolgere la sua missione di servizio pubblico”. Cantoni si dice contrario al collocamento delle attività  di servizio pubblico e di quelle finanziate con la pubblicità  in due società  distinte, come ha suggerito l’Antitrust di Giuseppe Tesauro. “Sarebbe un errore”, sostiene Cantoni. “La divisione societaria diventa molto complicata e sarebbe di difficile interpretazione per il mercato. La Rai deve rimanere una entità  unica e diventare una società  ben gestita che segue le regole del mercato. La Rai è un’azienda di prodotti culturali, di beni immateriali, di servizi di pubblica utilità  ed è un coacervo di canone e pubblicità  che non è scomputabile”.

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