Televisione – Fiction. Una stagione imprevedibile

‘Prima Comunicazione’, numero 346, Dicembre 2004 – La sospensione della rubrica nello scorso numero dovuta all’edizione speciale che festeggiava il trentennale della nostra rivista, ci consente oggi di leggere con un solo colpo d’occhio la tabella comprendente la programmazione dei mesi di ottobre e di novembre, praticamente dell’intera stagione autunnale della fiction. Che è stata ricca, interessante e soprattutto imprevedibile. E che era iniziata sia per Rai che per Mediaset all’insegna del lancio di nuove serie, dopo anni di soli sequel e riproposizioni. Tuttavia, sia ‘Cuore contro cuore’ di Canale 5, che è stata addirittura sospesa, sia ‘La Omicidi’ di Raiuno, hanno ottenuto risultati molto inferiori alle attese, tanto da consigliare ai responsabili di Cologno Monzese lo slittamento all’anno nuovo dell’altra serie di punta della rete, incentrata sull’attività  dei Ris, che avrebbe dovuto superare il gradimento incontrato da ‘Csi’. Se a questo si aggiunge che Canale 5 si è trovato ad affrontare la sua stagione più difficile degli ultimi anni in termini di ascolti anche per il flop di varietà  e film, ecco spiegato il cambio in corsa di strategia e la messa in campo a fianco delle due colonne che hanno tenuto a galla la rete, Maria De Filippi e Barbara D’Urso, di tutte le miniserie più pregiate. Questi tipi di prodotto, veri e propri film per la televisione divisi in due parti, rappresentano l’èlite della fiction, sia per il costo (alcuni milioni di euro a titolo), sia per gli attori (vi partecipano le più importanti star del piccolo schermo e non solo), sia per la confezione (hanno una impronta di carattere cinematografico e spesso registi di tale provenienza). Normalmente vengono usati nei palinsesti con parsimonia, per il peso che hanno sul budget e perché necessitano di una promozione a evento, cosa non facile da costruire ogni settimana, per cui è piuttosto insolita l’occasione di un confronto così serrato e ravvicinato. La prima cosa che colpisce vedendo i sette titoli riportati nella classifica è che nessuno di essi è ambientato in epoca contemporanea, spaziando dal Seicento lombardo ai primi anni Novanta del secolo appena trascorso in Sicilia. Voglia di avere uno sguardo più profondo che solo il distacco della storia può dare o incapacità  di raccontare che cosa sono gli italiani di oggi? L’altra è la notevole difformità  dei risultati ottenuti a parità  di impegno produttivo, di sforzo promozionale e di aspettativa. Va detto che si tratta comunque di risultati complessivamente di tutto rispetto: Canale 5 ha ottenuto nelle dieci serate di trasmissione una media del 26,5% di share, oltre 4 punti sopra alla media autunnale della rete. L’avvenimento è stato sicuramente il ‘Paolo Borsellino’ di Pietro Valsecchi diretto da Gianmaria Tavarelli, un prodotto di vera eccellenza per stile, vigore e partecipazione emotiva, destinato a rimanere nell’empireo delle migliori fiction di sempre. Ma anche la ‘Monaca di Monza’ di Francesco Scardamaglia e Alberto Sironi si è rivelato un prodotto di grande qualità  drammaturgica e interpretativa. Grandi delusioni sono invece arrivate da due prodotti di punta di Mediaset, ‘Maigret’ e ‘Il tunnel della libertà ‘, e dalla prima fiction della Rai che doveva rappresentare, anche se poi ripudiata, il nuovo vento del nord, ‘Le cinque giornate di Milano’. Per Sergio Castellitto si è trattato del classico ‘peccato di presunzione’ del grande attore, che impone se stesso al personaggio rappresentando un Maigret incazzoso e sarcastico, che nessuno ha voluto riconoscere e amare. La miniserie sul muro di Berlino, pur avvalendosi di una star come Kim Rossi Stuart, ha dimostrato che non sempre è possibile raggiungere l’epos con eroi della storia sconosciuti, specialmente in mancanza di un robusto impianto drammatico. ‘Le cinque giornate’ si sono rivelate uno spettacolo lento e statico, per nulla coinvolgente, dove non si è riusciti a cogliere la presenza di attori in altri casi bravi.

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Nella foto,
Giorgio Tirabassi, protagonista di ‘Borsellino’.

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