Rubriche – Oreste Flamminii Minuto. La legge c’è, ma è come se non ci fosse

‘Prima Comunicazione’, numero 346, Dicembre 2004 – La legge fantasma, ovvero la legge che non vale. Così potrebbe definirsi quella che regola la consegna obbligatoria delle copie delle pubblicazioni, tra le quali con tutta evidenza rientrano i quotidiani e i periodici. Il 27 aprile di quest’anno è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge n.105, intitolata ‘Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all’uso pubblico’, che alla fine abroga tutte le precedenti disposizioni in materia di consegna delle cosiddette ‘copie d’obbligo’ (risalenti al 1939), ma afferma esplicitamente che la sua entrata in vigore decorre dalla data di approvazione del Regolamento emanato entro sei mesi su proposta del ministro per i Beni e le attività  culturali.
I sei mesi in questione sono scaduti, il Regolamento non è stato ancora approvato, la legge – dunque – c’è, ma è come se non ci fosse. Per il momento, tutto resta come prima, con una legge del 1939 (e un regolamento del 1940), aggiornata nel 1945, che continua a fare obbligo agli stampatori di consegnare le copie degli stampati e delle pubblicazioni alle Prefetture e alle Procure della Repubblica del luogo ove avviene la stampa.
La nuova legge, invece, quando entrerà  in vigore, trasferirà  quest’obbligo agli editori e i tipografi rimarranno obbligati solo ‘ove manchi l’editore’. A prima vista sembra che nulla di importante derivi dalla differenziazione dei soggetti obbligati a questa consegna. E invece, per capire quanto possa essere importante, basta tener presente che la consegna di queste copie è servita finora per stabilire la competenza territoriale a giudicare alcuni reati a mezzo stampa, primo fra tutti la diffamazione. Da tempo la Corte di cassazione ha stabilito, infatti, che per individuare il momento ‘consumativo’ di questi reati occorre aver riguardo alla prima diffusione che coincide con ‘il distacco del giornale dalla sfera di disponibilità  dell’impresa tipografica’ e questo momento è quello della consegna delle copie d’obbligo da parte dello stampatore. Conseguentemente, competente a giudicare sulle diffamazioni è il Tribunale del posto ove ha sede il tipografo che consegna le copie d’obbligo.
Tutto questo, però, veniva stabilito quando ancora non c’erano le edizioni teletrasmesse con allegate le cronache locali. Oggi i quotidiani con le loro edizioni locali stampano in varie città  e ogni stampatore di queste città  consegna le copie alla Prefettura del luogo di sua residenza, determinando così una serie di giudici competenti, e gli editori si ritrovano ad affrontare processi sparsi in tutta Italia. Costi in aumento, statuizioni disomogenee, certezza del diritto approssimativa. Con la nuova legge, che sostituisce negli obblighi l’editore allo stampatore, sembrerebbe risolto questo problema delle ‘varie’ competenze territoriali. Oltretutto la nuova legge prevede espressamente che le copie in questione ‘sono consegnate entro i sessanta giorni successivi alla prima distribuzione’ e, dunque, anche per le ‘copie locali’ c’è tutto il tempo per poterle consegnare presso la Prefettura e la Procura della sede dell’editore. Se, dunque, è l’editore che consegna le copie delle sue pubblicazioni (e non v’è motivo per il quale questa consegna non venga effettuata presso gli uffici della sede del giornale), la competenza territoriale del giudice non può essere che quella del giudice della città  ove ha sede il giornale.
Tutto in regola, dunque? No. Le cose non stanno esattamente in questi termini.
Nella nuova previsione legislativa, gli stampatori delle edizioni teletrasmesse con l’aggiunta delle cronache locali non consegneranno più le copie d’obbligo, ma ‘l’evento’ (la ‘comunicazione all’esterno’) avverrà  nel momento in cui il giornale sarà  disponibile in edicola. Ad esempio: quando il Sig. Rossi, abitante a Sulmona, si sentirà  diffamato, collegherà  questo evento all’acquisto del giornale, il quale, nella sua cronaca locale, non sarà  stato ancora consegnato agli uffici competenti. Come detto, il tipografo locale non avrà , infatti, consegnato alcunché (non ha più questo obbligo) e l’editore non avrà  potuto consegnare la copia del giornale contenente la cronaca locale per non essere in possesso della copia della cronaca locale in questione.
E se non si tratterà  più di dimostrare il momento nel quale l’editore si spoglia del prodotto, apparirà  evidente che la diffamazione si verificherà  nei luoghi ove la persona offesa avrà  avuto la notizia. Conseguenza: per le diffamazioni a mezzo stampa saranno competenti tutti i Tribunali d’Italia.
Meraviglia che nessuno abbia pensato di segnalare al parlamento di inserire una norma che stabilisse per i reati a mezzo stampa la competenza territoriale del tribunale ove ha sede il giornale. Ci voleva molto? E ci vuole molto perché gli editori sollecitino il governo (il cui presidente è, oltretutto, anche un editore che sicuramente sarà  rappresentato in Fieg) a emanare un decreto legge che stabilisca, in aggiunta alle norme della legge n. 105/04, la competenza esclusiva dei Tribunali (magari in composizione collegiale) ove hanno sede i quotidiani e i periodici.

____________________________
Nella foto, Oreste Flamminii Minuto

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale