Antonio Di Rosa – Da direttore del ‘Secolo XIX’ a direttore della ‘Gazzetta dello Sport’

‘Prima Comunicazione’, numero 345, Novembre 2004 –  Nominato nuovo direttore il 26 novembre, Antonio Di Rosa si è presentato il 30 novembre ai giornalisti della Gazzetta dello Sport ancora incazzati per come Pietro Calabrese, il precedente responsabile della testata, se ne era andato a Panorama e hanno ascoltato (musica per le loro orecchie) i richiami alle tradizioni della ‘rosea’, autorevole giornale sportivo, sganciato il più possibile dal vociare della televisione. Beninteso, Di Rosa si trova a mettere mano a un giornale solido e sano anche per merito di Calabrese, e con una crescente redditività  (pure le entrate pubblicitarie sono cresciute). Anche Di Rosa – come Calabrese – non viene dallo sport, ma vanta competenze dell’appassionato ed esperienze per avere supervisionato le pagine sportive, quando era vice direttore del Corriere della Sera, e avere lanciato da direttore il numero del lunedì del Secolo XIX.  Convinto che La Gazzetta sia il vero giornale popolare di questo Paese, letto trasversalmente da ogni tipo di target, spingerà  la sua redazione a occuparsi anche di costume e allargherà  l’attenzione agli altri sport. “Le Olimpiadi”, spiega, “anche sull’onda delle medaglie conquistate dagli italiani, hanno evidenziato che non esiste solo il calcio. Ci sono storie di personaggi che lavorano in silenzio, che si sacrificano, che sono portatori di valori di onestà , lealtà , solidarietà . Sono modelli per la battaglia contro il doping e a favore del calcio, che deve recuperare un’immagine un po’ deteriorata”.  Nato a Messina (quindi siciliano come il catanese Candido Cannavò e il palermitano Calabrese, che sedevano prima di lui sulla poltrona di direttore del quotidiano sportivo), 53 anni, una laurea in scienze politiche, Di Rosa nel 1988 è a Milano al Corriere della Sera come vice caporedattore centrale. Due anni dopo arriva la nomina a caporedattore centrale e nel ’96 a vice direttore. Lascia il quotidiano milanese alla fine del ’99 e il 10 gennaio 2000 diventa direttore del Secolo XIX.

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