Quotidiani ““ ‘Giornale di Sardegna’. Il sasso nello stagno sardo

‘Prima Comunicazione’, numero 345, Novembre 2004 – Lo scetticismo iniziale (per non parlare in molti casi di un atteggiamento spocchioso, la classica ‘puzza al naso’), con cui era stato accolto da tanti (giornalisti, ambienti editoriali, politici, imprenditori), sta ora lasciando il campo a un misto tra curiosità  e dubbi. A poco più di un mese dal suo debutto, Il Giornale di Sardegna di Niki Grauso ha probabilmente superato il primo scoglio, quello di un’impresa che finora nell’isola (pur sempre ai primi posti come indici di lettura) era stata sempre considerata poco più che velleitaria: trovare spazio per un terzo quotidiano locale, in una regione dominata dal duopolio Unione Sarda-La Nuova Sardegna. È presto per tirare somme, ma si delinea un progetto che sembra quantomeno destinato a scuotere le acque stagnanti dell’editoria sarda. Non fosse altro, per un’idea che appare rischiosa (stante la prevedibile opposizione degli edicolanti) ma anche innovativa: quella di un mix tra distribuzione tradizionale (edicole) e free-press. La formula, cioè, di abbinare alla vendita nelle edicole una diffusione gratuita in un circuito diverso da quello dei free-press tradizionali (nell’isola non ci sono, ovviamente, metropolitane, grandi stazioni ferroviarie o aeroportuali) non è – come spiega Grauso – un fatto contingente ma una scelta strategica. Scelta che, anche se lui non lo dice, è forse legata anche alla possibilità  di poter in prospettiva usufruire dei benefici della legge sull’editoria. “Sono partito dal presupposto”, sottolinea l’editore, “che per me fare questo giornale costa un quinto-un quarto dei concorrenti. Perché siamo più agili, utilizziamo al massimo le tecnologie, abbiamo una nuova grafica, un formato più moderno, siamo molto più radicati nel territorio con tantissime redazioni virtuali. Grazie a Internet, alle e-mail, agli Sms siamo più infiltrati. Insomma, c’è una maggiore compartecipazione al nostro giornale da parte dei lettori. A questo si aggiunge la fusione di due modelli distributivi, l’edicola e il free”.

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Nella foto, Niki Grauso

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