Servizio di copertina – Ferruccio de Bortoli. Sì, ma però…

Misurato fino all’eccesso, sempre disponibile ad ascoltare, mai allineato e mai, soprattutto, senza cravatta. Già , anche tra i giornalisti c’è chi nasce con la camicia, chi per ragioni di collo le camicie le pubblicizza e chi, come lui, la camicia non la porterebbe per nessuna ragione senza cravatta, con buona pace del nuovo apostolo del made in Italy, quel Luca Cordero di Montezemolo che appena qualche giorno fa ha sdoganato la rinuncia all’orpello dinanzi ai giovani industriali e che tanto ha brigato per portare proprio lui, nonostante la resistenza di qualche grande elettore, alla direzione del Sole 24 Ore. Il lui in questione è Ferruccio de Bortoli, cinquantun anni, trenta dei quali passati alla Rcs-Corsera con una ‘vacanza’ al Sole 24 Ore dove sotto l’egida di Gianni Locatelli – e al fianco di Aldo Carboni, Osvaldo De Paolini, Federico Rampini ed Elia Zamboni – ha partecipato alla nuova alba del quotidiano confindustriale. Tra Ferruccio e il Corriere, anzi ‘i’ Corriere, è stato amore a prima penna. È il 1973 quando il nostro approda al Corriere dei Ragazzi come praticante: ne esce professionista passando a quello dell’Informazione dove resta fino al ’78. Poi, l’anno successivo, la chiamata alle armi di Via Solferino: politica, attualità  sindacale, ma anche economia. Sul finire del 1993 la direzione del quotidiano passa a Paolo Mieli che subito lo nomina vice direttore al posto di Anselmi. È in quei mesi che comincia la vera scalata di de Bortoli alla conquista – accadrà  nel 1997 – della direzione più lunga mai vista al Corriere: ma niente del genere sarebbe stato possibile se tra de Bortoli e Gianni Agnelli, l’uomo che più di ogni altro ha scommesso su di lui, non si fosse teso un filo che reggerà  sempre più saldo fino alla morte di quest’ultimo. Con lui al timone – in un ruolo inedito per Via Solferino, a tratti confinante con la figura di manager – il Corriere della Sera vive un periodo d’oro: primo nelle vendite, primo nella stagione dei dorsi regionali. Di lui si dice: “Ferruccio non guida il Corriere per conto di qualcuno, non si muove sull’onda di raccomandazioni. Cerca sì il consenso, ma continua a fare il suo mestiere di giornalista da persona per bene”. Il che gli porta molto onore, e qualche nemico.
Sentito da Luca di Montezemolo sulla sua disponibilità  a dirigere Il Sole, de Bortoli ha traccheggiato per qualche giorno. Chiedeva impegni, garanzie, parole, in sostanza, abbastanza fumose. Poi, alla fine è venuto fuori il malloppo: in sei anni di direzione al Corriere Ferruccio ha accumulato decine, centinaia di querele per diffamazione contro il Corriere (e il suo direttore). “Non posso fare un giorno il direttore del Sole e il giorno dopo essere imputato davanti al Tribunale di Milano per diffamazione da parte dei politici di governo e di quegli stessi industriali della Confindustria di cui dovrei rappresentare il lavoro e difendere gli interessi. Procuratemi una liberatoria da parte di tutti quelli che mi hanno fatto querela. O non se ne parla proprio”. Compito fino al limite del bacchettone, Ferruccio è un Vasco Rossi all’incontrario, il primo a entrare in redazione e l’ultimo a lasciare il giornale. Anzi, non lo lascia per niente: al massimo, quando gli preferiscono Stefano Folli, lo cambia.

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Nella foto, Ferruccio de Bortoli

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