Radio ““ Radio Rai. Servono investimenti

Mentre Radio Rai festeggia il suo ottantesimo compleanno con tanto di auguri dal presidente della Repubblica altri player del settore si stanno organizzando per aggredire un mercato pubblicitario in crescita (l’ultima stima Nielsen segna +27,7%) e con buoni margini futuri (la quota degli investimenti italiani su questo mezzo è del 5,7% contro una media europea che sfiora il 9%). In pole position c’è ancora il gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi e a cui un solo network, Radio 101 (la definizione dell’acquisto da parte di Arnoldo Mondadori Editore è sottoposta a due diligence), potrebbe non bastare. Nel mercato radiofonico italiano è determinante infatti il gioco di squadra, come dimostra la concentrazione operata da importanti player editoriali. A fronte di una situazione che grazie alla legge Gasparri è in grande fermento, l’emittenza pubblica è ferma su rendite di posizione non più solide come una volta. Inoltre, il piano di riorganizzazione approvato in aprile dal Cda di Viale Mazzini – che abolendo le divisioni prevede il passaggio a una gestione centralizzata per direzioni – preoccupa il management della radiofonia pubblica per un possibile ritorno al ruolo di ‘sorella povera’ di un prepotente fratello televisivo. Un destino che il 12 settembre a Catania in occasione del Prix Italia il direttore generale Flavio Cattaneo si è affrettato a smentire confermando importanti investimenti per la radio. “Nel piano industriale, la cui approvazione è prevista nel mese di ottobre, punteremo nel triennio a una copertura di alta qualità  su tutto il territorio”, ha detto Cattaneo. Francesco de Domenico, nuovo responsabile della produzione radiofonica (da lui dipendono gli studi e il reparto tecnico di Roma, Milano, Torino e Napoli), è sulla stessa lunghezza d’onda: “La priorità  assoluta di Radio Rai è recuperare la copertura del segnale in modulazione di frequenza, a cominciare da un’area fondamentale come Milano. Solo così torneranno a crescere anche gli ascolti”.

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Nella foto, Francesco de Domenico

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