Personaggi – Michele Sofisti. E’ finita l’era dello shopping sfrenato

“Oggi c’è un mood diverso nell’approccio ai consumi. C’è più ricerca di valori, per così dire, ‘pesanti’, dotati di una maggiore ‘gravitas’. Anche nelle cose che si acquistano si cerca un senso generale, una ratio che vada oltre l’orgasmo da shopping o l’esibizione di una griffe”. Michele Sofisti, presidente del gruppo Swatch, spiega che è venuto il momento di guardare al mercato con occhio diverso: “La pubblicità  della Telecom con Ghandi va considerata un segno dei tempi. Dietro quell’idea, che trovo geniale, ci sono un sacco di soldi di investimento nella produzione della campagna ma c’è, soprattutto, l’idea di restituire un senso nobile a questo nostro modo di comunicare un po’ compulsivo e fine a se stesso. Quanto a Swatch, la leggerezza non va scambiata per debolezza. È un brand forte anche se giovane. È associato a un sorriso ma non alla futilità . Swatch ha fatto della creatività  una bandiera. Se vuole, in qualche caso, eccessiva. In un anno abbiamo messo sul mercato 400 orologi nuovi. C’è il rischio, e lo ammetto, che siano troppi e che non venga più voglia di cambiare”. Per Michele Sofisti le aziende italiane di beni e servizi non hanno compreso il profondo cambiamento di atteggiamento assunto dai consumatori dopo l’11 settembre. “Nel campo della moda e dello styling, ad esempio, per troppo tempo si è pensato che il marchio made in Italy fosse sufficiente a garantire la bontà  di qualsiasi cosa. Sono anni che le griffe di qualsiasi genere vanno all’inseguimento delle nicchie più astruse. E così, con lo stesso brand si vendono dai bicchieri, ai profumi, ai vestiti, alla bigiotteria, asciugamani, tappeti, persino mobili”. Per quanto riguarda i budget destinati dalle aziende alla pubblicità , il presidente del gruppo Swatch sottolinea come “in questa fase di difficoltà  e forti cambiamenti del mercato c’è un’attenzione particolare. Non è detto che ci sia per forza una contrazione dei budget. Nel nostro caso non c’è, ma siamo diventati più puntuali: ogni mese verifichiamo tutto mentre una volta si rivedeva la destinazione del budget soltanto a metà  anno. E stiamo attenti a concentrare gli investimenti laddove i risultati sono più rapidi e sicuri. O almeno paiono tali”.

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Nella foto, Michele Sofisti

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