Comunicazione e pubblicità  ““ Nielsen Media Research. Tivù pigliatutto

I segnali positivi non mancano – nei primi sette mesi dell’anno l’incremento globale degli investimenti pubblicitari è stato del 9,6% per un totale di 4.797 milioni di euro – ma l’aspetto che balza all’occhio è la forte disomogeneità  di crescita per settori d’investimento e mezzi, con una televisione che, oltre a pesare più della metà  del mercato, è di due punti al di sopra della media, una stampa in crescita modesta (+3,1%) e decisamente in sofferenza nel settore dei periodici (+1,5%), le affissioni in sensibile aumento (+6,2%) e la radio e il cinema che registrano le migliori performance con un +27,7% e un +21,1%. “L’inversione di tendenza cominciata nel luglio 2003, quando il mercato ha ricominciato a crescere dopo due anni e mezzo di flessione, prosegue in maniera netta”, spiega Paolo Duranti, direttore generale di Nielsen Media Research. “Ma dopo un primo semestre chiuso con un incremento vicino al 10%, il secondo è destinato a scendere per questioni squisitamente tecniche. E credo che difficilmente confermerà  il tasso di crescita del secondo semestre 2003, che è stato del 7-8%. Quindi ipotizzo una chiusura d’anno al +6-7%”. Secondo Duranti anche nel secondo semestre la proporzione di crescita dei diversi mezzi sarà  simile a quella della prima parte dell’anno. Ma a cosa è dovuta una disomogeneità  così accentuata? “I top spender appartengono in gran parte al settore del largo consumo, che tradizionalmente sceglie la tivù come mezzo privilegiato”, spiega Duranti. “E a beneficio della televisione – ma anche dei quotidiani nazionali – è andato pure il risveglio della distribuzione che complessivamente ha incrementato la spesa del 27%. Sempre sulla tivù, sono cresciuti, quasi del 40%, gli investimenti delle tlc, e pure dell’auto con un +21,7%”. Se i top spender – i primi dieci sono Procter & Gamble, Wind, Barilla, Ferrero, Vodafone, Unilever, Tim, Fiat Auto, L’Oréal Saipo e Autogerma – appartengono alle categorie del largo consumo, delle tlc e dell’auto, non tutti hanno privilegiato il mezzo televisivo. Le tlc, ad esempio, hanno investito il 39,8% in più sulla tivù e il 39,7% in più sui quotidiani, che hanno beneficiato anche di un aumento della spesa dell’8,3% da parte del settore finanza-assicurazioni.

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Nella foto, Paolo Duranti

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