Rubriche ““ Nuovi Media. Forse un decoder unico, forse no

Quale modello di business per la tivù digitale terrestre (Dtt)? E quali decoder per i programmi pay per view (paga per quello che vedi)? Sembra che il digitale terrestre sia una tecnologia con grande potenzialità  ma ancora in cerca di un modello di business di provata efficacia: così almeno spiega Piero De Chiara, responsabile del progetto Dtt della 7 (gruppo Telecom Italia) in un recente articolo scritto per Beltel (mensile sulle telecomunicazioni).  De Chiara afferma: prima si pensava che quella digitale terrestre si potesse sviluppare come tivù gratuita grazie agli introiti pubblicitari, ma si è visto subito che la moltiplicazione dei canali non genera automaticamente moltiplicazione dei ricavi pubblicitari; allora si è enfatizzata soprattutto l’interattività  della tivù digitale e la possibilità  di fare con il telecomando del televoto e dei sondaggi on line, con ricavi legati alle chiamate a pagamento. Ma la tivù è già  interattiva grazie ai telefoni e telefonini: per votare al ‘Grande fratello’ non è insomma strettamente necessaria la tivù digitale e il set top box collegato alla presa del telefono. Attualmente si punta piuttosto su un modello di business centrato sulla pay per view, cioè sulla richiesta di singoli programmi a pagamento: calcio, e in futuro film e altri programmi di qualità . Questo, dice De Chiara, è il nuovo modello di business che verrà  sperimentato a partire dal prossimo anno.

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Nella foto,
Piero De Chiara, responsabile del progetto digitale terrestre della 7 (gruppo Telecom Italia).

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