Opinioni ““ Louis XIV. I quotidiani francesi nella bufera: perdono vendite e pubblicità 

I quotidiani nazionali francesi attraversano una crisi che ha pochi precedenti. Nel giro di qualche settimana, una situazione da resa dei conti si è manifestata a Le Monde, al Figaro, al Parisien, a Libération, per non parlare di France Soir dove la crisi è ormai moneta corrente da tre anni. Dall’inizio del 2004 le vendite di tutte le testate sono in ribasso, con le sole eccezioni del quotidiano sportivo L’Equipe, di quello economico Les Echos (gruppo Pearson) e di Ajourd’hui en France, l’edizione nazionale del Parisien. Le Monde perde più del 10% in edicola, Libération il 6,6%, il Figaro il 4% (salito al 10% dall’inizio dell’estate). Il risultato è che L’Equipe, con circa 350mila copie di venduto medio, è diventato il primo quotidiano a diffusione nazionale. Parallelamente scendono vertiginosamente i ricavi pubblicitari. Dal 2000 gli annunci di ricerca del personale sono diminuiti dell’80%, in parte scomparsi e in parte emigrati stabilmente su Internet. E mentre la stampa perde regolarmente quote di mercato a favore della tivù da almeno tre anni, la quota dei quotidiani nazionali sul totale della carta stampata – già  storicamente bassa – tra il 2001 e il 2003 è ulteriormente diminuita dal 10% all’8%. E, dulcis in fundo, i quotidiani gratuiti Metro e 20 Minutes conquistano milioni di lettori nelle principali città  francesi e quest’anno aumentano le loro entrate pubblicitarie dell’80% rispetto al 2003.


Il ‘Figaro’ volta pagina
Al Figaro, dopo l’insediamento del nuovo proprietario Serge Dassault alla presidenza, l’8 luglio scorso, sembrava che tutto andasse storto: fallimento delle trattative per un’entrata di Tf1 nel capitale; crollo del risultato operativo, che era di 100 milioni nel 2000 e dovrebbe essere negativo quest’anno; polemiche accese con la redazione che, inquieta per le voci su una ‘lista di proscrizione’ dei giornalisti di sinistra che sarebbe stata richiesta da Dassault, qualche settimana fa ha votato al 93% una mozione di fiera affermazione della propria indipendenza.
Poi, d’improvviso, è arrivata la svolta. Dassault ha deciso di liberarsi della vecchia guardia – il direttore generale Yves de Chaisemartin, cioè l’uomo della continuità  con la gestione opaca di Robert Hersant, e il direttore giornalistico Jean de Belot, bestia nera del comitato di redazione – e il primo ottobre ha affidato le sorti del gruppo Socpresse (non solo il Figaro, ma anche i magazine e i quotidiani locali) a un tandem formato da Francis Morel come direttore generale e da Nicolas Beytout come direttore della redazione. Beytout, 48 anni, da una decina d’anni dirigeva Les Echos, il quotidiano in cui si è formato (è figlio dell’ex proprietaria del giornale) e a cui ha dato una nuova levatura. Giornalista brillante e con molta visibilità  (tiene una rubrica in tivù), è un liberale vicino al ministro degli Interni Nicolas Sarkozy, ma non è uomo da mettersi acriticamente al servizio del suo nuovo editore. Vicino a Sarkozy è anche Francis Morel, ex patron delle Editions Mondiales e della filiale francese di Springer, che ora lascia la carica di presidente dell’associazione degli editori di periodici.
Non è certo che queste nomine piaceranno a Jacques Chirac, che di Dassault è amico personale. Esse tuttavia dimostrano con chiarezza che Dassault intende fare scelte industriali coerenti, e smentiscono le favole sulle mire esclusivamente politiche che il ricchissimpo uomo d’affari avrebbe avuto impadronendosi del Figaro.


‘Le Monde’ licenzia e pensa al mattino
Il 2004 resterà  nella storia di Le Monde un anno nerissimo. La crisi delle vendite e della pubblicità  produrrà  il quarto esercizio consecutivo in rosso, dopo i 14 milioni di euro di perdita del 2001, i 19 del 2002 e i 25 del 2003. La situazione è seria, e l’indipendenza del quotidiano – in cui la redazione detiene una quota di capitale che le attribuisce il diritto di veto su tutte le decisioni strategiche – è seriamente minacciata. La direzione ha deciso un drastico taglio degli organici, che nel 2005 dovrebbe portare a un risparmio di 16 milioni (circa il 12%) sulla massa salariale. Dovrebbero lasciare il giornale 92 tipografi su 350, 65 colletti bianchi su 405, 35 giornalisti su 340. Il sindacato dei giornalisti protesta, ma non si vede quali siano le alternative. Il presidente, Jean-Marie Colombani, e il direttore della redazione, Edwy Plenel, puntano inoltre a uscire in edicola il mattino – oggi Le Monde esce alle 12 a Parigi e l’indomani in provincia – per fare un giornale più fresco e combattivo a partire dal 2006. In quello stesso anno, peraltro, scade il mandato di Colombani: dalla conclusione della vertenza in atto potrebbe dipendere il suo futuro alla guida del gruppo.


‘Le Parisien’ perde, ‘Libé’ cerca azionisti
Anche il Parisien, che finora si vantava di andare controcorrente, annuncia di aver perso 50 milioni in tre anni – la metà  a causa di una politica di distribuzione troppo dispendiosa – e punta a ridurre l’organico. Mentre Libération, pur avendo chiuso il 2003 più o meno in pareggio grazie a drastiche economie, è di nuovo alla ricerca di azionisti: Pathé, che possiede il 20%, vorrebbe uscire dall’azionariato e il 30% di Libé è in vendita per 25 milioni, ma gli acquirenti latitano. Quanto alla tragicommedia di France Soir, si è arricchita di un nuovo episodio. Il giornale della Poligrafici Editoriale è di nuovo in vendita, e potrebbe finire nelle mani di un uomo d’affari egiziano, Rami Lakah, proprietario della compagnia aerea low cost Air Horizon.

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Nella foto,
Nicolas Beytout, neodirettore del Figaro (foto Olycom).

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