PIERO SANSONETTI – Da inviato ed editorialista dell’Unità ‘ a direttore di Liberazione

 I primi passi li muove nella cronaca romana quando capocronista era Giulio Borrelli (e il suo vice Antonio Capranica).  La sua vita si intreccia con quella del giornale del partito, allora ancora nella sede storica di via dei Taurini nel quartiere di San Lorenzo. In cronaca rimane fino al 1978 quando gli viene richiesto di trasformarsi in resocontista parlamentare con l’incarico di seguire la presentazione del nuovo governo Andreotti. Piero Sansonetti mette così piede a Montecitorio il 16 marzo 1978, giorno terribile in cui le Brigate Rosse rapiscono l’onorevole Aldo Moro a via Mario Fani. Come esordio nel giornalismo di Palazzo, niente male. Per qualche anno segue il Parlamento alternandosi con la cronaca. Poi, nel 1986, Emanuele Macaluso lo nomina caporedattore e poco dopo il nuovo direttore, Gerardo Chiaromonte, caporedattore centrale. Sotto le direzioni di Renzo Foa e Massimo D’Alema, Sansonetti sale alla vice direzione, con Walter Veltroni è condirettore. Nel 1994 è proprio Veltroni a mandarlo per tre anni in America. L’arrivo alla direzione di Giuseppe Caldarola lo riporta a Roma con la carica di condirettore finché entrambi vengono trombati dal nuovo establishment diessino. Da quel momento Sansonetti resta all’Unità  di Furio Colombo con la carica di inviato ed editorialista. Poi la richiesta di Rifondazione di sostituire Alessandro Curzi alla direzione di Liberazione. Sansonetti fa le valigie e parte per la nuova avventura. Dove circola la politica, lì circola anche lui.

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