Personaggi ““ Carlo Petrini. Fondatore di Slow Food

Carlin Petrini, fondatore e guru di Slow Food, la più importante associazione italiana di cultura gastronomica, anticipa scopi e progetti della sua nuova iniziativa, il grande meeting internazionale Terra madre. Terra madre si svolgerà  a Torino dal 20 al 24 ottobre in contemporanea alla quinta edizione del Salone del gusto organizzato da Slow Food: “Arriveranno 5mila produttori in rappresentanza di comunità  del cibo. Contadini, piccoli allevatori, casari, pastori, produttori di caffè e olio da 110 Paesi, dalle Ande al Burkina Faso”, spiega Petrini nell’intervista a Prima. “L’ambizione è dare vita a una grande conferenza sull’alimentazione umana che affronti i temi della qualità  del cibo, del rapporto con l’ambiente, della sostenibilità  delle colture, dell’economia. L’idea alla base di Terra madre è il recupero della socialità  della produzione agricola. Se non ridiamo dignità  a chi lavora la terra non avremo mai una nuova agricoltura. Se il mondo rurale non si riscatta mangeremo tutti mucca pazza. E poi non ci si può accontentare del fatto che le colture bio aumentano”. Ma Sloow Food è anche alla vigilia dell’inaugurazione della sua università  di Scienze gastronomiche, primo ateneo al mondo dedicato alla scienza del cibo e della cucina. “L’università  nasce dall’Accademia del gusto, l’area per così dire didattica di Slow Food”, racconta Carlin Petrini. “Dall’Accademia è partita l’idea di costituire l’Associazione amici dell’università  di scienze gastronomiche, che ha raccolto un centinaio di adesioni di aziende e istituzioni costituendo un fondo di 3 milioni di euro. I soci principali sono la Regione Piemonte e la Regione Emilia Romagna, che sono intervenute con 300mila euro a testa. Anche per questo le sedi  sono due: l’Agenzia di Pollenza, a Bra, e la reggia di Colorno, nel Parmense. L’università  si occuperà  di agricoltura, zootecnia, trasformazione delle materie prime e della grande arte culinaria. E poi entrano in gioco anche l’ecologia e l’economia, perché dai prodotti nasce lo scambio”. Petrini critica anche il modo in cui i media parlano di cibo e di cultura gastronomica: “Siamo un Paese che è passato da una storica e olimpica indifferenza dei mass media nei confronti della cultura materiale al divismo televisivo degli chef”, dice. “Invece c’è urgenza e necessità  di un approccio colto maturo e scientifico, altrimenti finisci come Vissani a spadellare l’ultima megasalsa in televisione. Forse questa situazione è anche una delle conseguenze di una rivendicazione che facemmo anni fa, nel lontano ’95, quando a Milano dissi che la gastronomia doveva avere la stessa dignità  e visibilità  della moda. Il guaio è che finalmente la tivù ha capito che in questo settore c’è il business ma lì si sono fermati. In Italia avremmo bisogno di una specie di Bbc dell’agroalimentare e invece ci danno la ‘Prova del cuoco’”.
 
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Nella foto, Carlo Petrini

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