Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

La nuova normativa dovrà  ora superare il voto dell’aula prima di passare all’esame del Senato. Quindi se ne riparlerà  a settembre, e non sarà  una passeggiata visto che, nonostante l’accordo, sono ancora molti i punti che dovranno essere riesaminati come quello relativo alla norma transitoria: “È un punto molto importante, perché si deve decidere come comportarsi con i provvedimenti in corso”, sottolinea il presidente della commissione, Gaetano Pecorella di Forza Italia (foto). “Anche se a mio avviso si deve tenere conto che se la legge ancora in discussione verrà  approvata non sarà  più previsto il carcere per i giornalisti che hanno diffamato”. Grazie al principio del cosiddetto ‘favor rei’, infatti, i giornalisti già  condannati – come è il caso del senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi – potrebbero evitare il carcere. “È un importante passo avanti verso la riforma”, commenta il diessino Vincenzo Siniscalchi, “e in aula dovranno essere completati molti aspetti della norma per consentire un giusto equilibrio tra i diritti costituzionali dell’informazione e l’interesse dei cittadini nella tutela del loro onore e della loro dignità “. Secondo il testo uscito dal voto degli emendamenti in commissione, nel caso di diffamazione semplice è prevista una multa fino a 3mila euro che può arrivare a 5mila se, diffamando, si attribuisce un fatto determinato. Se l’offesa viene fatta attraverso giornali o “qualsiasi altro mezzo di pubblicità “ la multa può andare da 2.500 a 5mila euro, sempre che il giornalista non la rettifichi. Se a diffamare non è il cronista, ma ad esempio l’autore di un libro, per evitare la condanna dovrà  pubblicare a proprie spese ed entro due giorni dalla richiesta la rettifica o la replica dell’offeso “su almeno due quotidiani a tiratura nazionale”. L’azione civile per il risarcimento del danno si prescrive entro un anno dalla pubblicazione. Nel caso poi di prima condanna, per quanto riguarda la sanzione disciplinare il magistrato dovrà  rivolgersi all’ordine professionale; mentre se il cronista è recidivo potrà  disporre come pena accessoria anche l’interdizione dalla professione per un periodo da uno a sei mesi.

Minori negli spot – Pdl n. 5017 e n. 4964 di modifica all’art. 10 della legge 112 del 3 maggio 2004 – Nella battaglia ostruzionistica per rallentare l’iter di approvazione della legge di riforma del sistema radiotelevisivo, il centrosinistra presentò un emendamento che, approvato dai franchi tiratori della maggioranza, ha comportato l’inserimento nella legge del divieto di utilizzare i minori di 14 anni negli spot pubblicitari. “L’emendamento era finalizzato essenzialmente a impedire l’utilizzo dei minori nelle televendite, invece il voto per parti separate ha casualmente stabilito il divieto per gli spot e non per le televendite”, ha ricordato Andrea Colasio (Margherita) il 1° luglio scorso alle commissioni congiunte Trasporti e Cultura, nel corso dell’avvio della discussione sulle proposte di legge che ne prevedono la cancellazione. Anche la Margherita ha annunciato una propria proposta, che si aggiunge a quelle già  presentate da Forza Italia e An (a firma Paolo Romani e Daniela Santanchè) e dalla Lega a firma Giovanna Bianchi Clerici e Davide Caparini (foto). I primi vorrebbero semplicemente eliminare il divieto di utilizzare i minori di 14 anni negli spot (accontentando così il mondo dei pubblicitari); mentre la Lega chiede di cancellare l’applicazione dell’istituto dell’oblazione (cioè l’estinzione del reato con il pagamento di un terzo della pena massima stabilita dall’ammenda) per le violazioni delle norme a tutela dei minori presenti nella legge Gasparri.

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