Opinioni – Smile. Gli azionisti non potevano scegliere meglio.

Vittorio Colao è dunque amministratore delegato della Rizzoli. Gli azionisti non potevano scegliere meglio. Vittorio ha competenze, curriculum e umanità  ineccepibili per gestire l’azienda editoriale milanese. Non è chiaro, come dicevo nell’ultimo numero, se avrà  anche un azionariato capace di lasciarlo lavorare e al tempo stesso di costituire un punto di riferimento. Nel patto di sindacato c’è di tutto e di più. Ognuno con storie, interessi e culture proprie, i soci di riferimento sono fatti per non capirsi. Colao può solo sperare che questo gli prolunghi l”honeymoon period’ di cui dispongono i manager appena nominati consentendogli di ottenere i risultati che potrebbero fare di lui il vero ‘padrone’ della Rizzoli. “Quali saranno le sue prime mosse?” mi chiede qualcuno che conosce bene lui e la Rizzoli. Non so quali saranno, ma le priorità  organizzative mi sembrano evidenti. La struttura societaria e organizzativa attuale è frutto di stratificazioni geologiche provenienti da varie gestioni ed è stata spesso creata o mantenuta per accomodare ambizioni, o per proteggere un top management che aveva scarsa competenza specifica. La prima cosa da fare sembrerebbe quindi una riduzione dei livelli organizzativi e societari per consentire a Colao di andare in presa diretta e operativa su quotidiani e periodici che sono le due aree importanti del gruppo. D’altra parte Mondadori, che è un esempio di eccellenza organizzativa, è lì da vedere, con una struttura che funziona bene da anni con le aree strategiche d’affari ben presidiate da manager competenti e stabili che sono chiamati direttori generali, ma che di fatto sono dei superdirettori di divisione, e con un amministratore delegato che dispone di tutte le leve per gestire e per gestirli. Con una struttura simile a quella Mondadori, Colao potrebbe avere una maggiore visibilità  sui singoli business e un maggiore potere di intervento diretto. Le priorità  sul portafoglio prodotti mi sembrano evidenti. I quotidiani, al di là  dei successi editoriali, sono una miniera inesplorata. Repubblica ha inanellato successi di marketing uno dietro l’altro e Corriere e Gazzetta hanno arrancato all’inseguimento, imitando invece di inventare. Ai periodici manca un lancio di successo da lustri. Mondadori, Universo, Cairo hanno lanciato nuovi periodici di grande tiratura, Rizzoli (come peraltro Rusconi) si è limitata a qualche aggiustamento di portafoglio e a qualche riposizionamento. Peccato, per Rizzoli, che Ernesto Mauri sia legato mani e piedi al suo nuovo progetto con Cairo, perché qui sarebbe l’uomo giusto. La pubblicità  ha performato nella media, ma mi sembra andrebbe rifocalizzata sui prodotti di casa e snellita nelle strutture. I libri soffrono di una taglia insufficiente in Italia e di un portafoglio estero importante ma un po’ estemporaneo, poco sinergico. Tutte cose che Vittorio Colao sa, e sulle quali interverrà .
Nei prossimi mesi vedremo con quale intensità  e velocità .

Un amico mi dice di avere incontrato Ernesto Mauri e di aver parlato con lui del quotidiano popolare su cui stanno lavorando alla Cairo Editore. Il tema è stimolante e si tende ad affrontarlo andandosi a cercare esempi all’estero e in particolare in Inghilterra dove alcuni di questi giornali hanno un notevole successo. Cominciamo col dire che se un giornale dovesse essere veramente ‘popolare’ dovrebbe porsi come obiettivo una diffusione superiore a quella di Corriere e Repubblica che evidentemente, secondo questa definizione, non sono giornali popolari. Ci ricordiamo tutti il ridicolissimo tentativo della coppia Tassan Din-Maurizio Costanzo che con L’Occhio, giornale dai contenuti e dalla grafica veramente popolari, si diedero obiettivi di vendite uguali a un terzo del Corriere di allora. Un giornale di quel tipo se vuole avere successo deve andare a cercare nuovi lettori, deve aggiungere copie alla scarsa diffusione dei quotidiani italiani. A me sembra un’impresa impossibile per una serie di ragioni. La prima: gli italiani leggono poco, pochi quotidiani e pochi libri; leggono poco le vecchie generazioni e ancor meno le nuove. La seconda: in Italia i contenuti tipici del quotidiano popolare (cronaca, gossip, sport e pubblicità  dei supermercati) sono già  disponibili nei quotidiani sportivi (una delle migliori offerte al mondo), nei settimanali di gossip alla Oggi o alla Chi o alla Dipiù, nei quotidiani provinciali (in alcune regioni d’Italia, con una delle più alte penetrazioni in Europa), nei nuovi quotidiani gratuiti nelle grandi città .
La terza: in Italia si fa poco commuting (pendolarismo) e lo si fa in auto e manca così una delle grandi occasioni di lettura che esiste negli altri Paesi.

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Nella foto, Vittorio Colao

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