Opinioni – Brutus. Massì! facciamo una capatina al Palais di Cannes

Puntuale come una cambiale giugno ci ha portato il Festival di Cannes, autentica fiera mondiale del settore, e non solo dal punto di vista creativo. Quasi tutti i grossi papaveri delle holding e dei network che contano si riversano sulla Croisette saltapicchiando da una conferenza stampa a un’intervista, da un incontro riservato a un seminario. Colazioni di lavoro (poche), feste di network (per dovere), marcamento a uomo dei clienti (per difesa), cena Sipra il venerdì sera (per certificazione di standing/ruolo), spiaggia del Carlton (per piacere) e tirar tardi davanti al Martinez (soprattutto per i creativi e i più giovani) sono le attività  defaticanti della folta schiera di italiani presenti.
Più seriamente il Grand Prix, il film dell’anno, è stato vinto da Tbwa per Playstation (Sony), un film straordinario, con una gioiosa montagna di umani che si forma e si aggiorna continuamente a simboleggiare la ragion d’essere del prodotto: il divertimento, ‘fun’, come dicono a Londra, dove lo spot è stato inventato.
L’Italia ha rimediato come al solito pochino: due miseri leoni di bronzo. Uno per i preservativi Durex, ritardanti: film molto carino, genere barzelletta, mai o quasi mai andato in onda. Un film fatto apposta per vincere qualcosa a Cannes. Un prototipo. L’altro per un film Heineken ‘sociale’ sui rischi dell’abuso di alcol per chi guida.
Bello, alto, vero. Complimenti a Pietro Maestri, direttore creativo di J.W.Thompson, l’agenzia di Heineken. E complimenti anche a Milka Pogliani, direttore (direttrice?) creativo di McCann Erickson, l’agenzia di Durex. Anche se lo spot è finalizzato al festival, non c’è niente di male, anzi.
E veniamo alla cronaca. Cominciamo dalle notizie certe. Daniele Tranchini ha lasciato dopo nove anni in Italia, e non so quanti altri in giro per il mondo, la Jwt, di cui era amministratore delegato. E, qui sta il bello, non per andare a fare qualcosa di analogo in qualche altro posto, ma per prendere la responsabilità  commerciale per tutto il mondo della Natuzzi, attuale cliente Jwt! Un’azienda da ben 500 milioni di fatturato, di cui più del 70% fatto all’estero, leader del suo settore.
Porca miseria, ma allora vuoi vedere che anche i pubblicitari sono dei manager veri e che i clienti a volte se ne accorgono?!
Per la categoria è una gran bella notizia, ancora più bella perché in controtendenza.
Complimenti e grazie a Mr. Tranchini e a Mr. Divani & Divani, che per di più ha pure risparmiato i soldi dell’head hunter.
Per la successione, il potente per antonomasia, Marco Benatti, plenipotenziario Wpp per l’Italia, si sta guardando intorno, ma non è che il panorama sia ricco di opportunità !
Grey Communication Group è ufficialmente in vendita, con tanto di advisor (Goldman Sachs e non so chi altro). Non sappiamo se sia stato Ed Meyer, l’ultra settantenne azionista di riferimento a decidere, o sia stato forzato dagli altri azionisti, desiderosi di passare all’incasso prima che fosse tardi. In gara dovrebbero esserci i soliti noti, Wpp e Sorrell in testa, Publicis e Omnicom, cioè le tre holding che posseggono 10 dei 15 network mondiali che contano. Un grande potere lo avrà  Procter &Gamble, il più ricco cliente del mondo, e il più grande per Grey, senza il cui beneplacito non c’è partita.
Wpp ha i suoi network coinvolti con Lever, l’arcinemico, come Paperone e Rockerduck, e questo potrebbe essere un limite. Publicis possiede gli altri network che lavorano per P&G e anche questo potrebbe essere un limite, dato che concentrerebbe tutto il suo budget su di un’unica holding. Omnicom ha un limitato conflitto regionale (Henkel), ma avrebbe dichiarato il suo non interesse.
Staremo a vedere, ma nel frattempo chi non si diverte troppo è Valeria Monti, da poco più di un anno capo di Grey italiana. La lady del management pubblicitario italiano ha appena finito una sanguinosa ristrutturazione (più di 100 persone a casa). Ed è stata benedetta dalla fortuna: vince Eni per abbandono del reale vincitore, DlvBbdo. Vince Wind anche per dissoluzione di D’Arcy Bgs, past agency, e ritiro di McCann Erickson causa ritorno di fiamma con Vodafone. Le arriva Seat Auto  per morte del network Bates e, dulcis in fundo, le piove addosso Banca Intesa per azzeramento della gara che l’aveva vista soccombere al primo giro e ripescaggio all’ultimo tuffo come minore dei mali agli occhi di Passera e del neo direttore della pubblicità  di Intesa, Dominique Ronvaux.
Ora, dopo tutto questo successo, se Grey fosse veramente venduta le si parerebbe davanti lo spettro del passato, quando a seguito della fusione tra Lowe e Lintas, dove era amministratore delegato, lei fu sacrificata a favore di  Emanuele Pirella e del suo allora fido amministratore delegato Massimo Costa.
Ultima notizia, il più internazionale dei manager italiani del settore, anzi l’unico, e cioè Luca Lindner (ex leader maximo di Red Cell ed ex capo europeo di D’Arcy) ha lasciato Leo Burnett, dove era a capo della divisione Fiat per tutto il mondo. Pare vada a capo di un network di primaria importanza per una regione che non è l’Europa. Complimenti a lui e ad Alessio Fronzoni, ceo di Leo Burnett, che vede sparire il principale concorrente al suo posto e quindi, con ogni probabilità , prolungarsi il lunghissimo governatorato sulla provincia italiana. A meno che…
Buone vacanze a tutti.

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Nella foto, Daniele Tranchini

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