OSVALDO ORLANDINI – Da vice direttore di ‘Gente’ a vice direttore di ‘Dipiù’

Osvaldo Orlandini, invece, il futuro se l’è costruito mattone dopo mattone. Nato il 23 marzo 1948 a San Vito dei Normanni (Brindisi), dopo la maturità  è arrivato a Milano con la voglia di studiare (giurisprudenza) e la necessità  di mantenersi. Per questo ha cominciato al Giorno come ‘volante’. La gavetta della gavetta, come si dice. Poi ci si sono messi di mezzo i sindacati che avevano posto un ultimatum alle testate: o assumete ‘sti benedetti volanti o li licenziate (indovinate la risposta delle aziende). L’allora direttore del Giorno Gaetano Afeltra non ebbe il cuore di abbandonare questo giovane così pieno di voglia di lavorare e (1974) decise di parlare di lui con il suo amico Edilio Rusconi: “È un ragazzo in gamba, veda se riesce a sistemarlo”. Rusconi lo chiamò e gli disse chiaro chiaro: “Non posso assumerla come giornalista ma se si accontenta la prendo come correttore di bozze”. È pur sempre un lavoro che ha a che vedere con il mondo della stampa e Orlandini accetta. Succede che una notte il giovane se ne sta solo soletto in tipografia a correggere la rubrica delle lettere il cui titolare (gelosissimo) era proprio il padrone, Rusconi in persona. Tra un refuso e l’altro, tra una riga saltata e l’altra, scova una frase insensata che – lui lo sa bene – non corrisponde affatto al pensiero dell’autore/editore. Non può andare in stampa così. Ma la tipografia freme: devono chiudere e quindi che si decida una buona volta! Orlandini cerca il direttore, poi il caporedattore, poi un qualche straccio di redattore, ma niente, tutti (siamo lontani dall’era dei cellulari) o non ci sono o, se ci sono, dormono. Prende il coraggio a due mani e zà cchete corregge il Verbo del sciùr editùr. La mattina dopo viene buttato letteralmente giù dal letto dalla telefonata dell’amministratore delegato: “Rusconi la vuole vedere”. Orlandini si fa il segno della croce, si maledice e si chiede chi gliel’ha mai fatto fare di mettere mano a un pezzo scritto proprio dal padrone che per altro è gelosissimo anche delle virgole. Rusconi, inaspettatamente, lo accoglie con un sorriso pieno di riconoscenza: era che la sua segretaria s’era sbagliata, aveva scritto una castroneria e ora era grato a Orlandini che gli aveva risparmiato una brutta figura con i lettori. Come ricompensarlo? Assumendolo come giornalista a Gioia diretto allora da Silvana Giacobini (1976): “Rimanga un po’ lì e poi vediamo”, disse il vecchio saggio. Un anno e mezzo e il direttore di Gente, Antonio Terzi, cede il passo a Gilberto Forti. Gran rimescolamento di redattori e Orlandini si trasferisce in quella testata da cui non si muoverà  più fino a un mese fa quando decide di seguire il canto della sirena Mayer a Dipiù. A Gente aveva iniziato con la cronaca nera, poi era diventato inviato, poi – sia pure recalcitrante – comincia a fare il desk come caporedattore. Nell’88 viene nominato vice direttore stabilendo con Mayer un sodalizio professionale duraturo e ora eccolo lì, di nuovo a far squadra come ai vecchi tempi.

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