Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Il controverso provvedimento voluto dal ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani di Forza Italia (foto), per combattere la pirateria informatica e proteggere il diritto d’autore, punisce duramente anche il ‘file sharing’, cioè lo scambio su Internet e senza finalità  commerciali di materiale protetto da copyright. Proprio questo sarà  uno dei punti modificati, con il ripristino dell’originale locuzione “a fini di lucro” al posto dell’attuale “per trarne profitto” per distinguere l’uso personale dall’uso commerciale; inoltre il prelievo del 3% destinato alla Siae verrà  applicato solo al costo del masterizzatore e un’apposita commissione riesaminerà  l’idea del cosiddetto ‘bollino blu’ che, nelle intenzioni di Urbani, avrebbe dovuto contrassegnare i file legalmente immessi in Rete. Il Parlamento, anche grazie al pressing effettuato al Senato dal gruppo dei Verdi, che ha presentato ben 700 emendamenti ostruzionistici poi ritirati in cambio delle rassicurazioni date dal ministro Urbani, aveva impegnato il governo (attraverso la presentazione di una serie di ordini del giorno) a modificare il provvedimento che – essendo un decreto e riguardando anche altre questioni urgenti nel campo dello spettacolo e dello sport – doveva essere convertito in legge pena la sua decadenza. La normativa aveva mandato su tutte le furie il popolo di Internet suscitando clamore anche all’estero; mentre il 25 maggio scorso un attacco informatico messo in atto da attivisti antidecreto aveva bloccato i siti del Parlamento, del governo e della Siae, con la promessa di altre aggressioni on line se il provvedimento non fosse stato modificato. Infine, il 30 maggio l’annuncio del nuovo ddl da parte del ministro Stanca, il quale già  all’indomani della promulgazione della legge aveva avviato le procedure per istituire una commissione interministeriale per lo sviluppo del mercato e dell’industria dei prodotti intellettuali digitali, aperta  anche al contributo degli operatori del settore.


Confitto d’interessi – Ddl 1770 D – Non è stato approvato entro i primi cento giorni di governo, come promesso da Silvio Berlusconi, ma forse lo sarà  entro i mille: la commissione Affari costituzionali della Camera ha infatti dato il via libera, senza modifiche, alla legge sul conflitto d’interessi che approderà  in aula dopo le elezioni europee per la quinta e probabilmente definitiva lettura. Il ddl, che affida all’Autorità  antitrust e all’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni il controllo sugli atti del governo, è passato con i soli voti della maggioranza, mentre il centrosinistra promette ancora battaglia in aula contro un provvedimento che “non risolve il problema”. La normativa, elaborata dall’allora ministro alla Funzione pubblica Franco Frattini di Forza Italia (foto), consente ad esempio ai membri del governo di possedere pacchetti azionari di imprese purché non rivestano incarichi gestionali nell’azienda. Inoltre, chiunque svolga funzione di governo (nazionale e locale) e detenga pacchetti azionari deve astenersi “da porre in essere atti e dal partecipare a deliberazioni collegiali in situazioni di conflitto d’interessi”. Ed è questa la ragione per cui – sostengono le opposizioni – la legge finora non è stata approvata: in caso contrario, infatti, il presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset, Silvio Berlusconi, non avrebbe potuto presentare il decreto salva Retequattro.

Riforma del sistema radiotelevisivo – Relazione dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni sul digitale terrestre – Soddisfatto il governo, critica l’opposizione: come previsto, da parte dell’Autorità  presieduta da Enzo Cheli (foto) è arrivato il parere positivo sull’introduzione del digitale terrestre, che salva automaticamente Retequattro dal passaggio sul satellite. Nella  relazione di 33 pagine inviata a governo e Parlamento il 27 maggio, l’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni ha constatato il verificarsi delle condizioni stabilite dal decreto salva Retequattro e dalla legge di riforma del sistema radiotelevisivo per il passaggio al digitale terrestre. E cioè: il raggiungimento del 50% della popolazione, la presenza sul mercato di decoder a prezzi accessibili e la differenziazione dei programmi offerti con questa tecnologia da quelli dei canali analogici. “E questo dimostra che il digitale è una realtà “, ha commentato a caldo il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. Rimangono però ancora molti dubbi da parte dell’Autorità  di Cheli sulla futura diffusione delle nuove trasmissioni.


Riforma del reato di diffamazione – Il voto della Camera sembrava imminente e invece, anche a causa della campagna elettorale, tutto è slittato: forse solo alla fine di luglio, promette la relatrice, onorevole Isabella Bertolini (Forza Italia), il testo elaborato dalla commissione Giustizia arriverà  all’esame dell’aula per poi passare al voto del Senato. A occhio e croce quindi se ne riparlerà  il prossimo anno, visto che da settembre sarà  la legge finanziaria a tenere banco nei due rami del Parlamento. Intanto alla Camera devono essere esaminati una settantina di emendamenti al testo proposto dalla Bertolini dopo una faticosa mediazione anche all’interno della maggioranza. La principale novità  introdotta è il tetto di 25mila euro fissato come risarcimento massimo del danno per i giornalisti colpevoli di diffamazione. Reato che rimane comunque penale, ma non più punibile con il carcere e, in caso di pubblicazione della rettifica, sanzionabile solo con una multa che non supera i 1.500 euro. Ed è proprio sull’istituto della rettifica che il centrosinistra polemizza. Secondo il diessino Francesco Bonito, infatti, sarebbe stato meglio rafforzare questo istituto che non fissare un tetto al risarcimento del danno. “Anche perch锝, spiega, “la limitazione potrebbe risultare incostituzionale”.


Legge sull’editoria – Atto Camera n. 4163 – Sembra ormai certo: gli aiuti che il governo è disposto a concedere agli editori saranno limitati alla sola informatizzazione delle edicole e al rifinanziamento del fondo Casella. È su queste due proposte che la maggioranza sta lavorando in attesa di avviare l’iter di discussione del ddl di riforma della legge sull’editoria, presentato nel luglio scorso alla Camera dal sottosegretario Paolo Bonaiuti. “Sto tentando di capire quanto il governo è disposto a concedere”, andava dicendo pochi giorni fa il forzista Luigi Grillo (foto), presidente della commissione Lavori pubblici del Senato e promotore della commissione d’indagine sulla pubblicità . La questione della mancanza di fondi blocca infatti qualsiasi ulteriore iniziativa. A cominciare dall’estensione del credito d’imposta alle piccole imprese oltre che alle cooperative, come reclama oggi l’opposizione dopo aver sostenuto a gran voce le richieste avanzate senza risultato negli ultimi mesi dalla Fieg: dalla cancellazione dell’Irap agli sgravi per gli investimenti pubblicitari.

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