Servizio di copertina – Rcs Mediagroup. Gli architetti del futuro.

La verità  è che quando abbiamo scelto la foto della copertina ed escogitato quel titolo di accompagnamento (‘Architetti del futuro’) ci sembrava di aver detto tutto: “Ma guarda che faccia che hanno questi due! Sarà  terribile!”. E un giornalista della redazione, che aggiunge: “Vedrete, ce ne pentiremo. Questi qui non sono mica come Romiti. Lui ti lasciava vivere. Certo, faceva il carino con le signore se gli lasciavano libera la mano. Ma vuoi mettere che differenza… Pirla, anche lui, che non si era reso conto di quello che gli succedeva intorno e che andava a Bagnaia, con quell’altro stonato di Riffeser… Ma, insomma, con Romiti sapevi che mestiere faceva e ti sapevi regolare. Questi qua non si capisce un cazzo! Sai soltanto che è meglio comunque strisciare contro i muri per salvarti il culo”. I giornalisti sono fatti così, e quando si trovano di fronte a qualcosa che non capiscono tirano fuori questo benedetto culo che viene ormai usato per qualsiasi cosa e chi ne ha uno in buone condizioni può fare sempre la sua porca figura. Ma è vero, però, che questi due signori che abbiamo messo in copertina di questo numero perché erano a portata di mano, attribuendogli una funzione un po’ roboante (‘Architetti del futuro’) – che sì, avete ragione, sembra uno di quei titoli di copertina che L’Espresso manda in edicola negli ultimi tempi – è vero che questi due signori non sono manager come gli altri. Perché manager è come dire prete, definizioni tutte e due così generiche che manager va bene tanto per Morchio, amministratore delegato della Fiat che sta tutto il giorno nella camera ardente di Umberto Agnelli, ricevendo amici e conoscenti come se fosse di famiglia, quanto per Marco Tronchetti Provera che fin da quando nel ’91 Leopoldo Pirelli gli consegna il gruppo che perde 700 miliardi su 8mila di fatturato non ha più dismesso quella sua grinta severa e incazzata, anche se oggi quando gli capita di andare a Santa Margherita con Jnifen Afef gli scappa un sorriso che il maglione girocollo rende credibile.
Praticamente coetanei (Tronchetti è del 1948, Montezemolo del 1947), i due sono diversi ma anche uguali. Tutt’e due hanno lo chic naturale di chi da piccolo è stato abituato a giocare con il secchiello e la paletta sulla piazzetta di Portofino e a strillare come fanno i pirati sui tre alberi degli amici di famiglia. Tutt’e due sembrano molto convinti che l’abito fa il monaco e non sbagliano mai la tenuta: Tronchetti in severi abiti da business man per le occasioni lavorative, e perfetto con jeans, maglioni e giacconi griffati P (la linea sportiva targata Pirelli) durante i weekend a Portofino dove è ancorato il suo tre alberi e dove si tiene l’ormai famoso trofeo Pirelli, uno dei momenti top della mondanità  velista.
Il look di Montezemolo ha risentito moltissimo dell’influenza dell’avvocato Agnelli, elegante per eccellenza, perfetto e creativo sia nel look formale sia in quello casual. Anche Montezemolo predilige i gessati con grandi revers, ma sdrammatizzati da cravatte molto colorate, e blue jeans e camicie navy per le misurate presenze nei box Ferrari, o il tempo libero in famiglia.
Ora questi due signori, concluso in qualche maniera lo scontro con Cesare Romiti, hanno in mano un potere straordinario, come forse nessun manager ha mai avuto. Basterebbe che oltre al potere avessero anche la fantasia di costruire il futuro come ha fatto Frank O. Gehry con la costruzione del Guggenhein a Bilbao. Che uno lo guarda e poi dice: “Dio mio, com’è meraviglioso l’uomo”.

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Nella foto, Luca Cordero di Montezemolo e Marco Tronchetti Provera

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