Quotidiani – ‘Corriere Adriatico’. Finisce l’impero dei Sensi

Ha puntato la sua vittima pazientemente per cinque anni, ma alla fine il pitone Caltagirone s’è pappato il Corriere Adriatico di Franco Sensi. È avvenuto tutto l’11 giugno anche se bisognerà  aspettare la fine del mese perché accordi e contratti vengano perfezionati e formalizzati. Va detto che la vittima era allo stremo, esposta di 660 milioni con le banche – di cui ben 440 milioni con Banca di Roma, 100 con AntonVeneto e altre somme con Bnl – messa in ginocchio dalla gestione di As Roma spa, società  della omonima squadra di calcio, su cui pende l’ingiunzione di mettere ordine nei bilanci e di fornire garanzie, pena la cancellazione dal campionato di serie A. Proprio questa urgenza ha ispirato tutta l’operazione di ristrutturazione del debito del gruppo Sensi e della sua holding Compagnia Italpetroli spa. L’accordo con le banche creditrici prevede due anni di tempo per il rientro ma con qualche precedenza. C’erano, per esempio, da rimborsare a breve termine 81 milioni, cifra che Sensi ha messo insieme vendendo tre asset: l’Hotel Cicerone, passato al finanziere Danilo Coppola, che martedì 8 giugno ha firmato un contratto preliminare versando un acconto di 17,5 milioni; la partecipazione del 16% in Adr, Aeroporti di Roma, su cui gravava una clausola di vincolo fino al 2005 che è stata aggirata con un aumento di capitale tramite warrant che verranno emessi da Italpetroli e poi venduti a Gemina, Impregilo e Falck; e infine per l’appunto la Sea spa, proprietaria del Corriere Adriatico con annessi immobili e centro stampa, un pacchetto che a Franco Caltagirone costerà  24,082 milioni.

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