Sindacato – Fnsi. Basta con i risarcimenti milionari

È compreso tra gli 1,7 e i 2 miliardi di euro il totale delle richieste di risarcimento danni a giornalisti accusati di diffamazione nel 2003. Il dato emerge da una ricerca effettuata da Roberto Martinelli, che, per organizzare un convegno sul tema per conto dell’Ordine nazionale dei giornalisti, ha setacciato tutti i Tribunali d’Italia comparando i dati con quelli (un po’ reticenti, in verità ) forniti dalle singole testate e dagli editori. “È ormai diventata un’abitudine degli avvocati buttare lì richieste di risarcimento esageratamente alte per qualsiasi vicenda, per ottenere poi una manciata di euro, ma è ancora più preoccupante la tendenza all’aumento delle condanne da parte dei magistrati”, denuncia Martinelli. “Non solo”, fanno eco alla Fnsi, il sindacato dei giornalisti. “Ormai c’è anche la tendenza da parte degli editori di evitare di pagare quando, ad esempio, il giornalista è uscito dall’azienda ed è andato a lavorare in un altro giornale”.  La giunta della Fnsi, di fronte all’evidente aumento di casi segnalati, aveva deliberato fin dal 6 giugno 2002 l’istituzione di un fondo di 150mila euro all’anno a cui il singolo giornalista può attingere fino a 7.500 euro, ma solo quando è già  stato condannato e la sua azienda si trova in palese e documentabile difficoltà  finanziaria come il fallimento. Una dozzina di casi sono stati risolti grazie al fondo Fnsi. Nell’ultimo contratto di lavoro collettivo era anche stata inserita una ‘nota a verbale’ alla fine dell’articolo 47, che prevedeva l’attivazione da parte di Fnsi e Fieg di una copertura assicurativa per far fronte a casi di querele. Ma la norma non è mai divenuta operativa. E d’altronde quale assicurazione sarebbe disposta a mettere quattrini se le cifre richieste per il risarcimento danni sono così esorbitanti e non c’è un tetto che possa essere punto di riferimento per aziende e assicurazioni? Insomma quella norma del contratto è rimasta lettera morta, perché Fieg e Fnsi sono in attesa che il Parlamento approvi la legge sulla diffamazione più volte promessa (vedi pag. 88). Non certo una legge che contenga un emendamento come quello passato nel maggio del 2003 in commissione Giustizia della Camera e che, come proposto da Nino Mormino (Fi), prevedeva il ripristino del carcere fino a tre anni per i giornalisti condannati per diffamazione.

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