Comunicazione e pubblicità  – Ibm. Il business on demand

È la sintesi del nuovo marketing della multinazionale dell’information technology Questo è ‘in’ quello è ‘out’ era il tormentone di qualche anno fa. Nella sua ultima campagna pubblicitaria, Ibm fa una variazione sul tema. Il claim dice infatti: ‘E tu, sei on?’. Il testo dell’annuncio Ogilvy&Mother – l’agenzia che ha curato la campagna internazionale (oltre 20 milioni di investimento in Italia) – spiega il senso del messaggio. È on chi innova continuamente, chi è sempre operativo e sempre pronto, chi utilizza le tecnologie per rispondere con tempestività  ai cambiamenti, chi lavora in rete, chi usa sistemi informatici aperti (come i software ‘open source’) per rendere l’azienda più rapida, veloce, flessibile. Dietro al gioco di parole del claim c’è il nuovo concetto del marketing Ibm: quello di ‘on demand’. L’espressione, che letteralmente significa ‘a richiesta’, è già  usata da tempo in alcuni ambiti specialistici, in particolare nel campo dei nuovi media. On demand è, ad esempio, il film o il programma televisivo che il consumatore acquista da una tivù via cavo e si guarda con comodo a casa. On demand è il brano musicale o il gioco acquistato su un catalogo on line o il libro stampato su richiesta del cliente, anche in una sola copia. L’idea base dell’on demand è insomma quella di soddisfare i bisogni dei clienti in modo intelligente e personalizzato.  Ora Ibm trasferisce il concetto al mondo dell’informatica e della consulenza aziendale, facendolo diventare un paradigma del nuovo modo di lavorare della multinazionale che, con i suoi 325mila dipendenti in 170 Paesi, è al primo posto nei servizi di information technology con 36 miliardi di dollari di fatturato e nell’hardware con 27 miliardi di dollari (nel software, invece, è seconda dopo Microsoft). In Italia la società  conta circa 8mila dipendenti e nel 2002 ha fatturato 2 miliardi 705 milioni di euro.  “Per un’azienda che deve affrontare mercati turbolenti e senza stabilità  come quelli attuali, essere on demand vuol dire rendersi più flessibili, non ingessati da infrastrutture che impediscono i movimenti”, dice Chiara Grosselli, direttore marketing e comunicazione di Ibm Italia. L’on demand si sposa molto bene con l’outsourcing, cioè con la tendenza – che si è sempre più affermata negli ultimi anni tra le imprese – di affidare all’esterno molti compiti prima realizzati internamente (amministrazione, fatturazione, eccetera).


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Nella foto, Chiara Grosselli

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