Opinioni – Massimo Teodori. Il sofrismo è la dannazione di Adriano Sofri

Di recente è andata a finire ancor peggio dell’adagio volterriano ‘Tous les ismes finissent dans le conformisme’. Il sofrismo e la sofrifilia sono divenuti una sofromachia, una battaglia continua tra sofriani, ex sofriani, neosofriani e antisofriani senza risparmio di colpi. Il povero Adriano che langue dietro le sbarre del carcere di Pisa non ne ha certo colpa. La responsabilità , grave gravissima, è del lottacontinuista sottospecie servizio d’ordine, alias manganellatore, Erri de Luca, che il suo antico compagno di lotta politica Gad Lerner definisce “dannunziano e fascista rosso”. Con linguaggio ambiguo e allusivo, mafioso per usare il termine giusto, si è prodotto in una serie di affermazioni a dir poco singolari: “Prima liberate Sofri e Bompressi, poi diremo la verità “, “La loro libertà  è la premessa perché si apra finalmente un dibattito senza reticenze”, “Volete la verità ? Liberate Sofri e Bompressi. Vi diremo la verità  quando ci restituirete i loro corpi”…
Dunque, secondo de Luca, esisterebbe una verità  che è ben nota nell’ambiente di Lotta continua di cui nessuno ha mai voluto parlare per oltre trent’anni e che viene custodita mafiosamente tra quanti fecero parte di quell’esperienza. Di più: alcune persone unite dalla conoscenza della realtà  dell’assassinio del commissario Calabresi sarebbero disposte a parlare solo a condizione che i tre condannati in sede giudiziaria vengano liberati dallo Stato che li tiene segregati. Siamo al delirio. Lo scrive chiaramente Sofri stesso, vittima a ripetizione di un clima e di un carisma che lui stesso in età  giovanile contribuì a creare. Si trova a scontare sempre nuove pene: la condanna per un delitto con il quale dice di non avere avuto nulla a che fare; i girotondi di quanti si agitano per ottenere la sua grazia e, ora, pure le acrobazie intorno alla verità .
Per dargli la parola al meglio delle sue corde Il Foglio ha messo a disposizione del carcerato una ‘piccola posta’ che solo raramente si occupa dei fatti suoi, come nel caso dell’assurdo dibattito che ha seguito la pubblicazione di ‘Il caso Sofri’, ricostruzione antiretorica dei fatti a opera di Aldo Cazzullo: “Quella intimazione può essere pronunciata da un sequestratore, o da un dissequestratore, e in ambedue i casi si sarebbe trattato di un’usurpazione. De Luca non mi tiene sotto sequestro, né ha alcun titolo per dissequestrarmi. Quanto a quel ‘diremo’, salvo che sia un banale pluralis vanitatis, è altrettanto arbitrario… Io non ebbi e non ho niente da temere dall’accusa sull’omicidio di Calabresi. Non l’ho ordinato né autorizzato”.
La grande stampa è stata singolarmente disattenta agli ultimi misfatti del sofrismo che seguitano a penalizzare Sofri, con l’eccezione del Giornale che è andato dentro la questione con Gianni Pennacchi (“Caso Sofri, da Marino una sola assurdità “. Erri de Luca, ex Lc: “Ha detto che Adriano era il mandante”. Poi si corregge, ma è polemica sulle sue parole); e con Gianluigi Nuzzi (Sofri chiude la bocca agli ex di Lc: “Non ho altre verità  su Calabresi”). Tra i piccoli ma intelligenti quotidiani i migliori commenti e le analisi più accurate si sono letti sul Riformista. Il quotidiano arancione di Antonio Polito ha sottolineato il ruolo di un Giampaolo Pansa che, man mano che ingrigisce, diviene sempre più una bocca delle verità  non rivelate ma acquisite sul campo dal cronista. Ha messo in rilievo l’inconsistenza dell’errideluchismo con ‘Verità . Erri, l’errore e l’errante’. E si è rivolto ai “cari chiacchieroni che giocate con Sofri” sottolineando la vacuità  delle schermaglie tra Vincino che se l’è presa con Sabina Guzzanti (“Un’attricetta dai pessimi autori di satira”) e Giampiero Mughini (“Una comparsa tivù tipo ex ‘Grande fratello'”) e la risposta di quest’ultimo che ha dato del “mentecatto” al vignettista.
(m.teodori@agora.it)

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