ANTONIO CIPRIANI – Da freelance a direttore del ‘Giornale di Sardegna’

 E magari nemmeno sanno che dopo ben 209 anni Nicola Grauso ha avuto la buona idea di ripescarne il nome e affidarne la direzione ad Antonio Cipriani che si è impegnato a far uscire il primo numero a settembre, giorno più giorno meno. Nato a Tivoli il 18 dicembre 1957, Cipriani è quasi ancora in fasce che già  dichiara il suo amore incondizionato per la politica (di sinistra) e dopo aver scritto qualche cosina per Tendenze – un periodico che circola nella provincia romana – nel 1985 fa il suo ingresso nella gloriosa redazione dell’Unità  dove resterà  fino al 2000. Inviato per la giudiziaria, inchiestista, capocronista, caporedattore, Cipriani si fa quasi tutte le tappe del lavoro redazionale. All’inizio degli anni Novanta per un service della Bbc prepara anche un pepatissimo documentario su Gladio in Europa e nell’anno del Giubileo diventa – sia pure per poco – direttore dell’Ora palermitana, tempo di chiudere il giornale e poi di nuovo a casa. Ora che Cipriani si è trasferito armi e bagagli in quel di Cagliari, Il giornale di Sardegna comincia a prendere corpo un numero zero via l’altro, con l’ambizione di battere due capisaldi dell’informazione isolana: L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna. “Abbiamo idee e coraggio”, dice facendosi forte Cipriani, che guiderà  un gruppo di una quarantina di giovani professionisti chiamati a riempire 64 pagine di un tabloid un po’ più lungo del Paà­s, disegnato da Piergiorgio Maoloni, una redazione nella cagliaritana via Roma (un ex deposito di formaggi della famiglia Grauso, ora trasformato in luminoso open space). Cipriani dice di amare molto teatro, cinema e inchieste. Nel 1991 con il fratello Gianni, di quattr’anni più piccolo, ha firmato (e fatto non poco incazzare Francesco Cossiga) ‘Sovranità  limitata – Storia dell’eversione atlantica in Italia’. E con che spirito affronta la creazione di un giornale locale? “Guardi che non saremo un giornale locale”, ribatte secco Cipriani, “ma un giornale regionale, come quelli che se ne vedono in Catalogna”. Come per dire: qui non si scherza

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