Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

La legge ha avuto un iter piuttosto complicato: sei passaggi parlamentari, gli ultimi due resi necessari dalla decisione (lo scorso dicembre) del presidente della Repubblica di rinviare il testo alle Camere. Le quali hanno accolto i rilievi mossi da Carlo Azeglio Ciampi anche se, a parere dell’opposizione, “non in modo sufficiente”. Tanto che è già  pronto il ricorso alla Corte costituzionale predisposto dal Comitato per la libertà  d’informazione e dall’editore di Europa 7 Francesco Di Stefano (che ancora una volta si è visto sottrarre il canale analogico che pure gli era stato assegnato), mentre Antonio Di Pietro propone addirittura un referendum. Il Quirinale ha intanto promulgato la legge, e si attende per fine maggio il responso dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni che deve consegnare al Parlamento la relazione da cui risulterà  se – come stabilito dalla legge e dal decreto salva Retequattro – il digitale terrestre ha raggiunto il 50% della popolazione, i decoder sono acquistabili a un prezzo accessibile e l’offerta dei programmi diffusi con questa nuova tecnologia è realmente diversa da quella dei canali analogici. Dalla relazione dipende il destino di Retequattro, il cui passaggio sul satellite per liberare la frequenza analogica che attualmente utilizza (e che secondo la sentenza della Corte costituzionale avrebbe dovuto lasciare entro il 31 dicembre 2003) è stato ulteriormente rinviato in attesa dell’avvio del digitale, definitivo entro il 31 dicembre 2006. Ma su questo punto il governo è ottimista: “Penso che il responso sarà  positivo”, ha dichiarato Gasparri (foto).

Legge sull’editoria – Atto Camera n. 4163 – Giace sempre in commissione Cultura il provvedimento presentato l’estate scorsa dal sottosegretario Paolo Bonaiuti di Forza Italia (foto). Dopo aver approvato la legge Gasparri, la maggioranza attende ora di trovare un’intesa al proprio interno sulle eventuali modifiche da apportare al testo, che tra l’altro contiene alcune norme di adeguamento della legge 62 a cominciare dal credito d’imposta. L’opposizione chiede però impegni precisi: “È chiaro che consideriamo ormai superata la proposta del governo. E vogliamo sapere quali impegni, soprattutto di spesa, oggi intende assumere per rilanciare il settore dell’editoria”. Il diessino Giuseppe Giulietti qualche idea ce l’avrebbe: ad esempio, la cancellazione dell’Irap per le imprese editoriali, gli sgravi in favore delle aziende per gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata, la riduzione al 4% dell’Iva sui prodotti culturali, una nuova legge sulla distribuzione e la promozione della lettura. Ma sono richieste destinate a cadere nel vuoto. “Il problema”, spiegano dalla maggioranza, “è che non ci sono fondi per interventi strutturali”. Al massimo, ed è ciò su cui il centrodestra sta lavorando, si può ipotizzare d’intervenire sull’informatizzazione delle edicole per migliorare il sistema distributivo e sul rifinanziamento del fondo Casella per i poligrafici.


Pirateria informatica – Ddl 2912 di conversione del decreto legge n. 72 – Al Senato hanno provato in tutti i modi a modificare l’articolo 1 del decreto legge presentato dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani (foto), a sostegno delle attività  cinematografiche e dello spettacolo e per contrastare la diffusione telematica abusiva. Proprio la parte riguardante la pirateria informatica ha suscitato un gran dibattito in Parlamento, con la Camera che ha profondamente modificato il testo del governo nel punto in cui inaspriva le sanzioni amministrative anche per l’uso personale dei prodotti dell’ingegno scaricati da Internet: attività  che continua comunque a essere passibile di sanzione come prevede la legge sulla violazione del diritto d’autore. Le modifiche introdotte sono state giudicate insufficienti dal Senato dove maggioranza e opposizione si sono trovate concordi nel criticare il lavoro di Montecitorio: “Hanno fatto un mare di errori”, ha dichiarato il presidente della commissione Istruzione, Franco Asciutti (Forza Italia), che rimprovera ai colleghi della Camera di aver utilizzato l’espressione ‘per trarne profitto’ al posto dell’abituale ‘a fini di lucro’ nel distinguere l’uso personale da quello illecito. “Il risultato è che così tutti rischiano di commettere reati”, è l’opinione di Asciutti. Il perché lo spiega il senatore verde Fiorello Cortiana: “Secondo l’interpretazione data dalla giurisprudenza, a trarne profitto sarebbero anche coloro che, pur non mettendoli in vendita, si scambiano in Internet dei file”. Così congegnata la legge punirebbe anche questa pratica con una pena fino a quattro anni di reclusione e 15mila euro di multa: le stesse sanzioni stabilite per chi masterizza e vende sul mercato nero opere dell’ingegno. “In questo modo si equipara lo scambio di file tra ragazzini al traffico organizzato dalla camorra”, conclude Cortiana.

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