Quotidiani – ‘Tempo’. Tempo di sgarbi

 “L’immagine che Il Tempo ha all’ esterno non corrisponde ai dati di fatto” perché “non è il giornale della destra becera: lo dice il direttore Franco Bechis. “Se crediamo ai dati Audipress scopriamo tutta un’ altra cosa: Il Tempo è uno dei quotidiani che ha   in termini percentuali   il maggior numero di lettori sotto i 40 anni: attorno al 49%. Quindi un giornale tendenzialmente letto non da persone molto anziane ma semmai da persone piuttosto giovani. Ovviamente questo non identifica chi acquista una copia, ma dice che se entra in una casa raccoglie l’attenzione di un pubblico mediamente giovane. Il lettore appartiene a una fascia economica medio-alta e ha anche un titolo di studio superiore. Diciamo che come target è posizionato abbastanza bene. In più il fatto di avere una riconoscibilità  dal punto di vist dell’identità   é certamente un giornale di tradizione conservatrice è un
vantaggio in termini economico-pubblicitari. Insomma: piccoli ma buoni”. Bechis spiega la strategia del giornale per fari riconoscer e per conquistare lettori diversi da quelli tradizionali. “Il Tempo aveva bisogno di far parlare di sé anche facendo cose che non erano immediatamente scontate. Abbiamo messo a punto alcuni interventi non rivolti ai lettori generici quanto a quelli che poi fanno opinione, alla classe politica, a quella economica. E infatti abbiamo aggiunto un prodotto finanziario. Quindi non necessariamente un quotidiano di destra ma un giornale che prende un pò in giro, che ha grande libertà  di raccontare”. Una novità , segnala in particolare Bechis, “é stata quella di introdurre con forza il gossip e in questo l’acquisto di un fotografo come Umberto Pizzi che fa parlare le sue foto è stato essenziale per interessare un tipo di pubblico alto della città , quello delle feste, degli incontri, della Roma più classica”. Sul rapporto fra Il Tempo e il mondo politico Bechis racconta di aver avuto problemi soltanto con la destra: “In An Il Tempo viene considerato un giornale loro. Con il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, ci abbiamo messo mesi per ritrovare un rapporto. Avevamo pubblicato un articolo che riguardava una cosa che io conoscevo bene perché me ne ero già  occupato a Milano Finanza: la Regione Lazio aveva staccato un assegno a Giuseppe Ciarrapico di circa 300 miliardi con cui chiudeva all’ improvviso tutto il contenzioso fino al 1994. Si trattava di un contenzioso che Ciarrapico aveva con l’ Asl 1. Storace lo conosco da tanti anni. Ma per me quella era una notizia. E abbiamo montato il servizio con una fotona del presidente della Regione che guardava verso il cielo”.

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Nella foto, Franco Bechis

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