Televisione – Rai. Ballerine, antenne e mattoni

Il 4 maggio, dopo aver ingoiato fiele per più di un anno, di fronte a un fax scritto a mano e pieno di cancellature che doveva rappresentare la più grossa ridistribuzione di incarichi avvenuta alla Rai negli ultimi anni, Lucia Annunziata ha tirato la miccia: si è fatta fuori dal consiglio di amministrazione e ha messo in funzione la bomba a orologeria che avvicina ogni giorno che passa la fine di questa gestione della Rai. Giorgio Rumi, consigliere in quota Udc, sempre più a disagio, voleva seguire l’esempio della Annunziata. Per fermarlo è intervenuto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che con lettera ufficiale ha chiesto ai quattro consiglieri di “assicurare la continuità “ gestionale. Rumi ha ubbidito annunciando però che si dimetterà  dopo le elezioni europee. Dopo quello che si è visto con il consiglio ‘smart’ di Baldassarre e Albertoni, ci si può immaginare qualsiasi forma di resistenza da parte dei tre consiglieri (Alberoni, Petroni e Veneziani) fedeli al mandato del ministro dell’Economia. Ma sarà  dura vederli arrivare alla fine del mandato del prossimo febbraio 2005. Anche perché il primo a tagliare la corda, se gli si presenterà  l’occasione, sarà  proprio il direttore generale, Flavio Cattaneo, che ha montato il progetto di ristrutturazione, il relativo piano organizzativo e la grande abbuffata delle nomine. Con l’ultima infornata Cattaneo ha coperto molti ruoli chiave dell’area prodotto e sette delle nove macrodirezioni della corporate. Restano scoperte due caselle decisive: la direzione Finanza e budget e quella Acquisti e servizi dove, si dice, dovrebbero arrivare due manager esterni indicati dal ministro Tremonti. Il direttore generale avrebbe voluto intervenire anche sulle reti, invece per il momento si è dovuto accontentare di ribaltare Raidue: fuori (per modo di dire, perché gli hanno affidato il bocconcino che sono i Diritti sportivi) il direttore Antonio Marano e i suoi vice Roberto Nepote e Antonio Socci. A Raiuno, come vice direttore, Cattaneo voleva piazzare il suo giornalista preferito, Gigi Marzullo, ma inaspettatamente gli si è messo di traverso il direttore Del Noce. I giochi della politica si sono chiusi per tempo sulle nomine dei vertici delle otto consociate (tutte tranne la Sipra il cui Cda scade fra un anno), dove c’è stato un contentino per quasi tutti gli uomini della maggioranza; un po’ a stecchetto l’opposizione. Accontentati gli appetiti della politica (peraltro mai sazia) per Cattaneo arrivano gli impegni più difficili: rivedere l’organizzazione del prodotto, far digerire dentro e fuori l’azienda l’imponente piano immobiliare a Roma e a Milano, e portare avanti il progetto del digitale. Tre snodi dove si coagulano interessi politici ed economici con un favoloso giro di soldi.

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Nella foto, Flavio Cattaneo

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