Personaggi – Andrea Ceccherini. Il relè

Quanta gente nella tenuta dei Riffeser a Borgo La Bagnaia il 7 e 8 maggio. C’è il terzo convegno della serie ‘Crescere fra le righe. Giovani, editori e istituzioni a confronto’. Occasione editorial mondana che è già  tradizione. Oltre alle maggiori cariche dello Stato, della Rai, di Mediaset, di Mondadori e delle banche, c’era un’infilata di direttori di giornali mai vista, praticamente tutti, tranne quelli del Gruppo L’Espresso che con i Romiti (quasi padroni di casa) non si mischiano. C’era anche un bel gruppetto di stranieri, e il motivo lo spiega l’organizzatore Andrea Ceccherini nel suo speach che introduce la sessione ‘La Maastricht dei quotidiani’.L’esordio non è incoraggiante: “Questa tavola rotonda ha messo in evidenza come vi sia un problema comune, quello del rapporto fra giovani e quotidiani in Europa”. Silenzio in sala. Non è una novità , quella della scarsa lettura dei giornali da parte dei giovani: è la fissa dell’oratore ed è il motivo per cui sono tutti lì, per cui non li sorprende nemmeno che poi dica: “Di fronte a un problema comune abbiamo cercato nei mesi scorsi una soluzione comune… (suspense) e l’abbiamo trovata!”. Sorpresa controllata, automatico pensare al solito quotidiano in classe: “Accanto ai soci dell’Osservatorio permanente giovani-editori che rappresentano la Poligrafici Editoriale, il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, sono qui presenti i rappresentanti di Le Monde, della Frankfurter Allgemeine, di El Mundo e di The Times”. Benvenuti, e allora? Ma ecco alla fine l’annuncio: “Sono qui per sancire un’alleanza, un’alleanza importante. La prima alleanza europea di sette grandi quotidiani d’opinione che scelgono insieme di lanciare una sfida: quella di avvicinare i giovani alla lettura dei giornali”, per farne cittadini europei e formare la nuova classe dirigente dell’Unione.  Quel tanto di retorica che ci vuole, ma ancora una volta Andrea Ceccherini ha usato bene tempi e metodi, solo per arrivare a questo momento clou in cui fa sapere a editori, direttori, politici, belle signore e ricchi signori che lui, Andrea Ceccherini da Firenze, ce l’ha fatta, che dopo aver coinvolto in Italia più di 700mila studenti, quasi 20mila insegnanti e i tre quotidiani nazionali ha cominciato a esportare la sua operazione del giornale in classe nei maggiori Paesi europei. Centrando in un colpo solo due obiettivi: fornire uno strumento pratico non solo per aumentare la lettura e la diffusione dei quotidiani ma anche per “fare gli europei una volta fatta l’Europa”. E soprattutto con il risultato implicito di proiettare Ceccherini su una scena più vasta, con nuovi alleati, sgusciando un po’ dall’abbraccio degli editori italiani, amici che lo hanno aiutato a crescere ma che potrebbero trascinarlo a fondo se le loro fortune personali volgessero al peggio. E allora diciamoci la verità : ma questo Ceccherini chi lo ferma, posto che qualcuno voglia farlo? Perché è un tipo che non si accontenta di quello che è già  riuscito a mettere in piedi – ed è già  moltissimo – ma è uno che tesse, briga, parla, telefona, blandisce, seduce, convince, patteggia finché non ottiene quello che vuole e poi sbam: ti mette giù un nuovo progetto, inedito, coinvolgente, attorno al quale non puoi che allinearti. In altre parole, fa quello che il padre, imprenditore edile nel campo del movimento terra, ha fatto con le sue macchine: gira e rigira il terreno finché non è morbido abbastanza per cominciare a costruirci su case e palazzi.

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Nella foto, Andrea Ceccherini

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