Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Dopo che alla Camera, il 24 marzo, il testo ha superato indenne la serie di votazioni a scrutinio segreto (tanto che il governo non ha posto il voto di fiducia) la battaglia dell’opposizione si concentra soprattutto sul tentativo di allungare i tempi di approvazione, visto che a Palazzo Madama il ricorso al voto segreto è molto limitato e la maggioranza appare compatta. L’avvio della discussione generale in aula è previsto per il 22 aprile, e se i tempi saranno contingentati, la settimana successiva il provvedimento dovrebbe ottenere il via libera definitivo per poi tornare all’esame del capo dello Stato per la sua promulgazione. La firma di Carlo Azeglio Ciampi questa volta non sembra essere in discussione anche se, è opinione di alcuni, il presidente della Repubblica potrebbe esercitare nuovamente il suo potere di rinvio dal momento che il testo, dopo le modifiche apportate, è diverso da quello precedentemente esaminato. La questione non sembra comunque all’ordine del giorno: un secondo rinvio equivarrebbe a uno scontro frontale, dopo le freddezze di questi mesi, tra il Quirinale e Palazzo Chigi. “E poi la maggioranza ha accolto tutti i rilievi di Ciampi, quindi non vedo perché non dovrebbe firmare la legge”, osserva il senatore Luigi Grillo di Forza Italia (foto), relatore del ddl e presidente della commissione Lavori pubblici del Senato. Secondo l’opposizione, però, non è così: il capo dello Stato nel suo messaggio aveva fatto riferimento anche alla questione delle risorse pubblicitarie che invece la maggioranza ha caparbiamente ignorato, mantenendo la norma – tanto contestata dagli editori di carta stampata – che esclude le telepromozioni dagli indici di affollamento orari (18%) per la trasmissione di spot.

Conflitto d’interessi – Ddl 1707D – Tutti nella maggioranza lo negano, ma non c’è dubbio che il centrodestra voglia attendere il varo della legge Gasparri per approvare la legge sul conflitto d’interessi. Dopo il via libera del Senato del 10 marzo scorso – che ha modificato la parte relativa alla copertura finanziaria, riferita al 2003 e quindi scaduta visto che il provvedimento era stato lasciato languire in commissione per ben due mesi – il testo è ora ritornato all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera dove però non sembra esserci gran fretta per il via libera: “La sua calendarizzazione in aula è prevista per giugno”, conferma Donato Bruno, presidente forzista della commissione. “È inutile che noi affrettiamo la discussione se poi in aula non c’è spazio per metterlo ai voti”. Fonti ben vicine al presidente Bruno danno invece una versione più simile a quella denunciata dall’opposizione: non solo la legge non viene varata prima della Gasparri perché ne potrebbe impedire l’approvazione, ma questo procrastinare i tempi sarebbe anche un atto di ostilità  nei confronti del presidente della Repubblica.

Pirateria informatica – Ddl 4883 di conversione del decreto legge n. 72 – Un iter velocissimo è previsto per il decreto legge voluto dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, contro la pirateria informatica e a tutela del diritto d’autore, con riferimento soprattutto ai film che, grazie ai formati digitali, vengono agevolmente scaricati da Internet. La discussione in aula è fissata per il 19 aprile, ma c’è battaglia alla commissione Cultura della Camera che nei giorni scorsi ha proceduto a una serie di audizioni. Alla relatrice, l’onorevole Gabriella Carlucci di Forza Italia (foto), spetta il non facile compito di portare all’esame dell’aula un provvedimento che, se da una parte vuole tutelare il diritto d’autore dalla pirateria informatica (che produce un volume d’affari tra gli 1,3 e gli 1,5 miliardi di euro, come reso noto nel corso delle audizioni da Mauro Masi, direttore del Dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi), dall’altra rischia di penalizzare con norme repressive l’interscambio lecito attraverso Internet, come contestato nel corso del dibattito dalla diessina Giovanna Grignaffini e da Titti de Simone (Rifondazione comunista).


Riforma del reato di diffamazione – Nel tentativo finora vano di trovare un accordo almeno all’interno della maggioranza, la relatrice Isabella Bertolini di Forza Italia (foto) ha depositato in commissione Giustizia della Camera, dove da mesi si discute il provvedimento, dei nuovi emendamenti che modificano il testo da lei rielaborato sulla diffamazione a mezzo stampa, per la quale non si prevede più il carcere per i giornalisti e si stabilisce un limite di 25mila euro per il risarcimento del danno non patrimoniale. Per andare incontro alle richieste avanzate soprattutto da Gianfranco Anedda, attuale capogruppo di Alleanza nazionale e suo predecessore nel ruolo di relatore, la parlamentare ha presentato modifiche che prevedono la non punibilità  dell’autore dell’offesa nel caso in cui abbia proceduto alla rettifica entro due giorni dalla richiesta da parte dell’interessato; inoltre introducono la pena accessoria dell’interdizione dalla professione giornalistica per un massimo di sei mesi nel caso di recidiva specifica del reato. “Spero di riuscire così a portare la riforma almeno all’esame dell’aula com’era mio impegno. Se poi il Parlamento vorrà  bocciarla, sarà  sovrano”, è stato il secco commento della Bertolini.


Regolamentazione del mercato pubblicitario – Ddl 2864 – Presentato il 30 marzo scorso da un gruppo di senatori del centrosinistra – primo firmatario Luigi Zanda  (foto) della Margherita – il provvedimento, oltre a equiparare le telepromozioni agli spot (includendole dunque negli indici di affollamento orario consentito alla pubblicità ), prevede un inasprimento del sistema delle sanzioni per chi viola i tetti nella raccolta pubblicitaria. “Questo perch锝, è stato spiegato nella conferenza stampa, “a causa dell’astrusità  dei procedimenti, l’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni è finora riuscita a contestare alla Rai, e soprattutto a Mediaset, soltanto poche clamorose violazioni, senza tuttavia riscuotere le relative sanzioni”.

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