Personaggi – Eugenio Scalfari. Sorpasso e fuga

Per gli 80 anni di Eugenio Scalfari pubblichiamo l’intervista che il fondatore di Repubblica rilasciò nel 1985 a Prima. Scalfari ricostruisce per la prima volta le aggregazioni di target di lettori che portarono al successo il quotidiano. E racconta come sia stato possibile in soli dieci anni sorpassare tutti i quotidiani italiani fino ad arrivare alle spalle del Corriere che con un ultimo strappo fu appaiato, sorpassato e staccato. Però, Dio mio!, ma come si fa a dedicare a Eugenio Scalfari e alla sua vita di imprenditore editoriale un servizio stitico come quello pubblicato dal Venerdì del 2 aprile ’04 per festeggiare i suoi 80 anni? Ma Dio mio, ma è Scalfari, mica Ezio Mauro o Stefano Folli o Marcello Sorgi o Antonio Ardizzone o Guido Gentili. Qualcosa di molto meglio fa Repubblica del 4 aprile con tre pagine di anniversario per gli 80 anni di Scalfari affidate a Giorgio Bocca, Nello Ajello, Giampaolo Pansa. Pur nei comprensibili vincoli di una rievocazione che specchia se stessa, risulta tuttavia reticente la pudicizia dei tre giornalisti che tacciono su due aspetti fondamentali della attività  di Scalfari: che cosa sia stato e sia tuttora il prodotto Repubblica, che ha di fatto rivoluzionato la scala dei valori dei quotidiani italiani; e la vendita di Scalfari e Caracciolo a Carlo De Benedetti di Repubblica, ‘Il giornale dei giornalisti’, con tutti i giornalisti dentro (fu per loro un tradimento di Scalfari, ‘il fratello crudele’). Sul primo tema taciuto, siamo in grado di pubblicare un documento davvero eccezionale, l’intervista che Scalfari rilasciò al nostro giornale nel novembre del 1985: è la straordinaria ricostruzione di marketing delle aggregazioni di target che portarono Repubblica al successo. Nell’intervista Scalfari attacca subito esaminando il problema fondamentale del quotidiano in quell’anno: la capacità  di produzione (cioè di stampa) di Repubblica che aveva bisogno ogni giorno di circa 900mila copie di tiratura a malapena garantite da cinque centri stampa che il giugno seguente sarebbero diventati sei con quello di Bari. Segue una minuziosa analisi delle vendite città  per città , confrontate con la concorrenza. Il nostro giornale guida, poi, il lettore verso il centro dell’intervista che si pone il problema di come Repubblica sia riuscita ad arrivare al successo. Chiede Prima a Scalfari: direzione, firme, formato, titolazione e altri fattori schiettamente giornalistici ed editoriali hanno certamente concorso al successo di Repubblica. Ma non bastano a spiegarlo. È successo qualcosa di determinante nel target di questa testata. Repubblica, nata come giornale di opinione per una élite, sia pure ampia e significativa, è diventato un giornale popolare se dobbiamo dar retta alla diffusione che in questo senso è un dato non discutibile. Lei ha una idea di cosa è successo al target di Repubblica?
Eugenio Scalfari – Il problema del successo di questo giornale io me lo sono posto varie volte, come lei può ben immaginare. E non ho una risposta certa. Anche a me è difficile capire. Faccio anch’io delle ipotesi di lavoro, dunque. Lei non ha fretta, vero?
Prima – Nessuna fretta. Anzi le chiedo una ricostruzione del mercato di Repubblica molto accurata. Non è mai stata fatta.
E. Scalfari – Benissimo. Lei ha parlato di cifre di diffusione come dato incontestabile. È vero, è un grosso mercato. Vediamo di capire come si è formato; o meglio come io credo che si sia formato. Quando siamo partiti, io e il piccolissimo gruppo dei fondatori del giornale, disponevamo… quando dico dei fondatori voglio dire che eravamo partiti in 70 persone in tutto: di queste una ventina soltanto avevano una storia professionale; e di questa ventina diciamo che una diecina soltanto avevano una rilevante storia professionale, ecco. E questi erano Bocca, Viola, Pirani, Fausto De Luca, Aspesi, Mafai, Rocca… me ne sfuggirà  qualcuno, ma non molti, insomma. Questo gruppo ha portato una dote: un certo numero di lettori, cioè, che li avrebbe seguiti comunque nei loro spostamenti da un giornale all’altro. E quanto era questa dote? Non era più di 50mila persone. Era una dote costituita da vecchi lettori del Mondo di Pannunzio, dell’Espresso e, marginalmente, di Panorama. Gente che sapeva chi ero io, chi erano i miei amici; che intuiva, più o meno, quali idee avremmo voluto affermare. Una apertura di credito, insomma, una cambiale in bianco: 50mila persone. Aggiungiamoci la novità , la curiosità , un po’ di lettori nuovi dell’area radical socialista… nuovi nel senso anagrafico. E abbiamo così un’altra dote, ma questa non strutturata, solo dote aggiunta. E così arrivavamo sulle 70mila persone. E questa è stata, grosso modo, la vendita dei primi due anni.

…segue su Prima Comunicazione
(intervista registrata il 24 ottobre 1985)

______________________
Nella foto, Eugenio Scalfari

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale