Istituzioni – Dipartimento per l’editoria. Pochi soldi, troppi giornali

È tempo di bilanci per la legge sull’editoria, approvata poco più di tre anni fa durante gli ultimi mesi di governo del centrosinistra per riformare, tra l’altro, i criteri di finanziamento ai giornali di partito e a quelli dei movimenti politici. Al Dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi c’è preoccupazione: sono tanti – troppi, pensa qualcuno – i giornali che ricevono le sovvenzioni da parte dello Stato. L’allarme non riguarda tanto i quotidiani di partito quanto i cosiddetti giornali di opinione come Il Foglio, Il Riformista e il nuovo Indipendente che, grazie alla formula della cooperativa giornalistica, godono di contributi che arrivano a coprire fino al 50% delle loro spese. Una vera manna, soprattutto in tempi di magra pubblicitaria. Ma un notevole esborso da parte dello Stato che, al capitolo ‘finanziamento dell’editoria’ del bilancio della presidenza del Consiglio, prevede una spesa di quasi 100 milioni di euro: circa 25 per i dodici giornali di partito; il resto destinato alla stampa italiana all’estero, ai giornali teletrasmessi all’estero, ai quotidiani delle minoranze linguistiche, a quelli editi dalle associazioni di consumatori e, soprattutto, alle cooperative di giornalisti che, conti alla mano, fanno la parte del leone. È proprio su queste ultime che il governo intende ora intervenire, con una normativa che vorrebbe modificare l’attuale legge sull’editoria – la numero 62 – anche in altri punti, come, ad esempio, l’effettiva applicazione del credito d’imposta per le aziende che effettuano investimenti editoriali o avviano ristrutturazioni tecnologiche. L’obiettivo è portare da tre a cinque anni il periodo di vita delle cooperative prima che possano accedere ai fondi previsti dall’articolo 153 della legge 388 del dicembre del 2000. Questa opportunità , contenuta nell’ultima finanziaria del governo Amato, è frutto di un accordo bipartisan che consentì il via libera a tutta la riforma dell’editoria, che sarebbe stata approvata qualche mese dopo. Da un lato, infatti, fece decadere l’articolo 3 della legge 250 (varata dal governo Andreotti nel 1990) in base al quale anche i giornali non di partito potevano ottenere i contributi grazie all’appoggio di due parlamentari che li indicassero come organo del proprio movimento politico; dall’altro sancì contemporaneamente una sorta di sanatoria consentendo a questi stessi giornali di usufruire dei contributi a patto che si fossero trasformati in cooperativa entro il 1° dicembre 2001.

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Nella foto,
Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria. Il governo ha presentato un ddl per modificare in alcuni punti l’attuale legge sull’editoria, la numero 62 approvata nel 2001. Per contenere il finanziamento pubblico alla stampa, che è di circa 100 milioni di euro all’anno, la proposta è di rendere più difficile l’accesso ai contributi per i giornali pubblicati in cooperativa.

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