Opinioni- Fashion victims. Anna, all-powerfull

Il segno del potere – A volte penso, e mi fanno ridere tutti questi tentativi dell’Italietta della moda di acquisire potere un po’ qua e un po’ là . Nel rutilante mondo della moda, ad avere il potere sono in pochi, anzi in poche, e sono sempre le stesse. La prima di tutte è quell’Anna Wintour che da quindici anni dirige Vogue America. Di fronte a una sola serata organizzata da lei, a Santa Fe”š per esempio, anche un intero Festival di Sanremo della moda fatto in Italia sarebbe considerato una robina da tutti gli stilisti italiani e del mondo intero. A misura del suo potere, oltre a tante leggende metropolitane, basta solo dire che è l’unica direttrice di un giornale di moda che ha ispirato un romanzo da morire dal ridere dalla cattiveria, ‘The Devil Wears Prada’ (Il diavolo veste Prada), scritto da Lauren Weisberger e uscito in America, dove la Wintour è definita ‘all-powerfull editor’, due anni fa. Su di lei fioriscono leggende che vanno perfino oltre il potere che ha, e che non è solo quello di condizionare i calendari delle sfilate (cosa che fa) e fare la grande regista delle campagne pubblicitarie e dei cataloghi degli stilisti (cose che fanno altre, lei impone direttamente gli stilisti). A proposito di leggende, me ne ricordo una. L’anno scorso, Valeria Palermi scriveva su L’Espresso che il direttore di Vogue America andava alle sfilate accompagnata da una guardia del corpo, un uomo nero alto alto che le tiene anche la borsetta, diceva più o meno. Cosa che non è vera per niente, perché l’uomo nero alto alto che si siede sempre vicino a lei è André Leon Talley, altro grande potente della moda che lavora a Vogue pure lui e anche da prima che arrivasse Anna, e che al suo attivo ha anche un favoloso compenso per una biografia di Yves Saint Laurent che non ha mai scritto (di questo si lamenta sempre Pierre Bergé). Ma, si è sempre detto, è stato anche il più grande artefice del successo di Gianni Versace, insieme con una redattrice che si chiama Carline Cerf, che anche lei lavorava a Vogue e adesso è un po’ defilata e vive metà  anno a St. Barth. Poi, a parlare di potere nella moda, c’è sempre da citare Suzy Menkes, la fashion editor dell’International Herald Tribune. Con la sua perenne pettinatura a banana (omaggiata perfino in una sfilata dell’uomo Versace, quando Donatella ha voluto pettinare tutti i ragazzi come lei), sono anni che Suzy recensisce ogni sfilata e ogni presentazione che il dio della moda manda in terra. A Parigi, a Milano, a Londra, a New York, lei se le fa tutte. A volte scrive delle cose giuste, altre volte delle cose molto banali e spesso anche cose sbagliate, come capita a tutti. Ma non importa, a lei va il merito di lavorare con l’entusiasmo e l’infaticabilità  del primo giorno e di scrivere su un giornale che, anche se poco, viene stampato e letto in tutto il mondo. Poi, di potenti potenti nella moda ne restano pochi. Ci sono, è vero, i potenti come dire ‘settoriali’: c’è Cathy Horyn che è potente perché scrive sul New York Times, c’è la nostra Franca Sozzani perché dirige Vogue Italia e perché a lei nessun fotografo può dire di no, c’è Carine Roitfeld perché dirige Vogue Francia e perché è amica di Tom Ford. Ma nessuno è potente quanto Anna che, lei e solo lei, può imporre come niente un Zac Posen della situazione quando e come vuole. Gli altri, tanti altri escluso forse qualcuno che non so, sono tutte comparse. Ma che importa, anche le comparse servono a fare i film.

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Nella foto, Anna Wintour

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