Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Riforma del sistema radiotelevisivo – Testo unificato dei pdl n. 310-434-436 e altri – Se fosse dipeso da Silvio Berlusconi, il voto di fiducia per far passare la riforma del sistema radiotelevisivo sarebbe stato imposto da un pezzo. La tentazione gli era già  venuta lo scorso 3 febbraio quando, alla Camera, un gruppo consistente di franchi tiratori ha cominciato a votare assieme all’opposizione costringendo la maggioranza a ritirare il provvedimento dall’esame dell’aula per parcheggiarlo in commissione in attesa di tempi migliori. E, dopo aver rotto gli indugi sul decreto che ha salvato Retequattro dal passaggio sul satellite – approvato il 20 febbraio dalla maggioranza di Montecitorio proprio con il voto di fiducia – lo ha detto chiaro e tondo: “Sarà  il Consiglio dei ministri a prendere la decisione, ma non escludo di ricorrere alla fiducia se si avranno delle lungaggini sui tempi parlamentari”.  In realtà  a preoccupare Berlusconi non sono le lungaggini, bensì i voti a scrutinio segreto dietro i quali si potrebbero nascondere gli insoddisfatti della maggioranza che non esiterebbero a tendere imboscate su una legge così importante. Il voto di fiducia, al contrario, li metterebbe a tacere. L’Udc, che già  ha mal digerito il ricorso alla fiducia sul decreto salva Retequattro (tanto che nessun esponente centrista ha preso la parola durante il dibattito in aula), continua a essere perplesso.

Riforma della par condicio per le tivù nazionali – Le indiscrezioni di Palazzo raccontano che uno degli argomenti utilizzati dal presidente del Consiglio nei suoi colloqui con gli altri partiti della maggioranza sia stata la par condicio, usata come clava rispetto agli alleati: meno garanzie loro daranno sul voto della legge Gasparri e più aumenterà  la determinazione di Forza Italia nel modificare, anche attraverso dei piccoli correttivi, la par condicio. Un messaggio rivolto soprattutto a quelli dell’Udc che, come ribadito più volte da Marco Follini, non ci pensano proprio a modificare la legge che regola e limita l’accesso ai mezzi di comunicazione nel corso delle campagne elettorali. Questa normativa, invece, Forza Italia vorrebbe abolirla subito, considerandola “una legge bavaglio”. Ma è un terreno su cui anche la Lega non sembra molto disposta a seguirla: “Potrebbero essere introdotti dei ritocchi alle norme esistenti, prima di procedere a una modifica organica dopo le elezioni di giugno”, ha osservato il senatore Roberto Calderoli (foto), chiudendo la frase con un “vedremo” che ha gelato i forzisti.

Riforma della par condicio per le tivù locali – Ddl 344 – Dopo che nel novembre scorso è stata approvata la legge n. 313 che ha modificato la normativa sulla par condicio (n. 28/2000) per le sole emittenti radiotelevisive locali, le commissioni Lavori pubblici e Affari costituzionali del Senato hanno approvato il 10 marzo lo schema di codice di autoregolamentazione redatto dalle emittenti. “Sono soddisfatto per un parere che ha ricevuto il sì di quasi tutta l’opposizione”, ha commentato il relatore del provvedimento, Lucio Malan (Forza Italia). Positivo anche il parere (non vincolante) della commissione Affari costituzionali della Camera. Ora l’iter prevede che il codice venga esaminato dall’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni per eventuali modifiche, quindi sottoscritto dalle associazioni di categoria ed emanato con decreto dal ministro delle Comunicazioni. Solo al termine di questo percorso le emittenti locali potranno modificare il modo di fare comunicazione politica, con vincoli meno pesanti rispetto a quelli previsti dalla vecchia legge.

Indagine conoscitiva sul sistema di reperimento delle risorse pubblicitarie dei mezzi di comunicazione di massa – “Difficile non tenerne conto”: così il presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, Luigi Grillo (foto) di Forza Italia, ha commentato le parole scandite dal presidente della Fieg, Luca Cordero di Montezemolo, durante la sua audizione. Nell’ambito della commissione d’indagine sulla pubblicità , voluta da Grillo, Montezemolo ha ribadito le proposte su distribuzione, defiscalizzazione e Irap avanzate dalla Fieg per far fronte alla crisi della raccolta di pubblicità  nel settore editoriale. Oltre all’idea di un accordo con le Poste per una nuova politica tariffaria che incentivi l’aumento del numero di copie vendute in abbonamento (attualmente sono solo il 9%), il presidente degli editori ha rilanciato la richiesta di defiscalizzare la quota aggiuntiva di pubblicità  raccolta dalle testate rispetto all’anno precedente, e di sgravare dall’Irap il costo del lavoro giornalistico.

Conflitto d’interessi – Ddl 1206 – Alla sua quarta lettura, la legge Frattini dovrà  ritornare all’esame della Camera. Il Senato, infatti, non avendola convertita entro dicembre dello scorso anno, ha dovuto ritoccare il testo modificando la data relativa alla copertura di spesa, che era riferita al 2003, e lo ha approvato il 10 marzo. Tocca ora a Montecitorio dare il via libera definitivo, come annunciato il 4 marzo dal relatore Andrea Pastore (Forza Italia) nel dare avvio alla discussione generale nell’aula di Palazzo Madama. 

Tariffe postali agevolate – Legge n. 46 – Con la promessa del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti (foto), di una verifica a settembre sull’applicazione delle nuove norme e l’auspicio che in futuro possano essere estese a tutta l’editoria minore, il 24 febbraio il Senato ha approvato in via definitiva il decreto che regola le spedizioni postali agevolate per l’editoria, pubblicato il 27 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale come legge dello Stato n. 46 (per il testo integrale vedi www.primaonline.it/documenti). L’articolo 1 della nuova legge stabilisce che alle tariffe postali agevolate possono accedere (dal 1° gennaio 2004) le imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (Roc), le imprese editrici di libri, le associazioni senza fini di lucro, i sindacati, gli ordini professionali e i giornali di partito. L’articolo 2 elenca invece le pubblicazioni escluse dalle agevolazioni, tra cui figurano i giornali che hanno più del 45% di pubblicità , le testate pubblicitarie, i cataloghi, i giornali degli enti pubblici, quelli pornografici e i periodici diffusi in abbonamento con un numero di sottoscrizioni pagate inferiori al 50%. Quest’ultima esclusione, in particolare, penalizza le molte testate specializzate e tecniche inviate gratuitamente a professionisti e imprese: un comparto dal peso economico rilevante.

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