Case editrici – Poligrafico. Boroli dice sì a Tremonti e Berlusconi

“Il ministero dell’Economia e delle finanze comunica che in data odierna si è tenuta l’assemblea degli azionisti dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato che, a seguito delle dimissioni della maggioranza dei precedenti amministratori, ha provveduto a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. Sono stati nominati membri del Cda: 1. Dott. Silvano Boroli, con la carica di presidente; 2. Dott. Fabio Bortolazzi; 3. Dott. Fernando Carpentieri; 4. Dott. Vittorio Cutrupi; 5. Prof. Giovanni Fiori; 6. Avv. Nunzio Guglielmino; 7. Dott. Piero Meloni; 8. Dott. Stefano Nannerini; 9. Dott. Augusto Zodda. Roma 19 febbraio 2004. Ore: 16,35″. Poche parole per segnalare la nuova gestione del Poligrafico e Zecca dello Stato con a capo, come presidente con pieni poteri e tutte le deleghe, l’editore Silvano Boroli (è presidente di Editori PerlaFinanza, della Boroli Editore, della editrice Red), ex senatore di Forza Italia, ex consigliere e socio del Giornale, nome noto dell’imprenditoria del Nord e buon amico di Silvio Berlusconi. La notizia è una sorpresa. Silvano Boroli infatti sembrava che del Poligrafico dello Stato non ne volesse più sentir parlare dopo aver dato a fine novembre le dimissioni dal consiglio di amministrazione. Entrato al Poligrafico nel 2002 su indicazione del ministro Tremonti, si era stufato di perdere tempo a fare melina in riunioni senza costrutto con un consiglio la cui operatività  era ingessata dal presidente Claudio Varrone che interpretava il suo ruolo in modo strabordante. Dopo mesi di polemiche e di segnalazioni al ministero, Boroli aveva rimesso il mandato, seguito dalla maggioranza dei consiglieri, come l’imprenditore cartario di Verona Fabio Bortolazzi, designato dalla Lega Nord, Vittorio Cutrupi, ex direttore generale dei Monopoli, e il docente della Luiss e commercialista Giovanni Fiori, e addirittura i rappresentanti del Tesoro, Fernando Carpentieri, Luciana Patrizi, Nunzio Guglielmino, quasi tutti riconfermati all’assemblea del 19 febbraio. Ma come mai Boroli, che sembrava così soddisfatto di essersi liberato dagli impegni romani del Poligrafico, è tornato in pista con un incarico molto più pesante? A ‘incastrarlo’ sono stati i suoi due amici Tremonti e Berlusconi. Una sera l’editore è con Osvaldo De Paolini, direttore di Finanza&Mercati, il quotidiano della sua Editori PerlaFinanza, e suona il cellulare. È la segreteria del ministro dell’Economia. Tremonti gli dice che vogliono rinnovare il consiglio di amministrazione del Poligrafico e gli chiede di fare il presidente con pieni poteri. Boroli resiste e pone una serie di condizioni, anche perché Editori PerlaFinanza è diventato un grosso impegno, una casa editrice con 118 persone a libro paga, a cui da poco si aggiunge il settimanale Bloomberg Investimenti, di cui si è appena concluso l’acquisto, avvicinando l’impresa milanese alla grande galassia Bloomberg, attore mondiale nella produzione di dati e informazioni per banche e operatori economici, che offre a Editori PerlaFinanza l’opportunità  di partnership inaspettate e impegnative. Davanti alle resistenze di Boroli, che tra l’altro ha una stupenda cantina sopra ad Alba dove produce e vende degli ottimi Barolo, Dolcetto e Barbera, Tremonti butta in campo il presidente del Consiglio (“Va bene. Ti passo il presidente Berlusconi, così dici a lui il tuo no”). Berlusconi gli dice che fa conto su di lui per risolvere i problemi del Poligrafico. Impossibile dire di no.

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Nella foto, Silvano Boroli

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