Comunicazione e pubblicità  – Nielsen Media Research. Pubblicità  in ripresa

Eppure continuano a muoversi. O meglio, la pubblicità  è viva, e lotta insieme ai mezzi. Si potrebbe dire così, parafrasando un paio di comuni modi di dire, dopo aver letto quello che scrive la Nielsen a proposito degli investimenti pubblicitari in Italia. Dopo il biennio orribile 2001-2002 durante il quale la tendenza al ribasso degli investimenti pubblicitari aveva preso l’andazzo della crisi strutturale (con il punto più basso nel novembre 2001), già  nel secondo semestre si era ricominciato a vedere qualche segno più, tanto da far chiudere l’anno con i 7.593 milioni di euro investiti dalle aziende in advertising, vale a dire +3,3% sull’anno precedente.  Un semplice rimbalzo in stile borsistico? Sembra di no, anzi, pare che la fiducia degli investitori pubblicitari nelle possibilità  del mercato si consolidi, se è vero che per il 2004 le cose stanno continuando ad andare bene, con la pubblicità  commerciale nazionale che punta verso un +2,9%, con gratificazioni finalmente per tutti i comparti, dai quotidiani (+,2,8%) ai periodici (+1,0%), dalla televisione (+3,4%) alla radio (+2,5%), dalle affissioni (+3,3%) al cinema (+2,5%). Questo grazie alla crescita di quasi tutti i macrosettori pubblicitari, a partire dal largo consumo, per il quale è prevista una crescita degli investimenti del 2,6%, per proseguire con i beni durevoli (+1,8%) e il boom della pubblicità  di servizi e altre attività  (+8,5%). Vedremo poi se nel 2004 si confermeranno le tendenze del 2003 relativamente ai mezzi, fra i quali non smette di spiccare la televisione, che nel giro di 13 anni, dal 1990 a oggi, si è allontanata sideralmente dal gruppo, e ormai brilla lassù, in alto, forte delle sue migliaia di miliardi di vecchie lire. Basta dire, per capire come stanno davvero le cose, che fra il 2001 il peso della tivù sul totale della raccolta pubblicitaria in Italia è passato dal 57% al 60,8%. Ben 11 settori sui 25 censiti dalla Nielsen hanno incrementato il loro investimento sulla tivù e diminuito quello sulla stampa, e sono i settori che contano, pari complessivamente al 63,7% del mercato. Ben 249 importanti aziende investitrici sono entrate nella pubblicità  televisiva, hanno aumentato i loro investimenti in televisione, mentre hanno cambiato rotta (dalla tivù alla stampa) solo 104 aziende. Da notare anche che è in crescita il numero di aziende che investe solo nella televisione (241 nel 2003, +6,6% rispetto al 2002) ma che l’investimento medio è calato a 635mila euro ad azienda (-6,2 sul 2002).

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