Opinioni – Oscar Bartoli. E’ Trump il nuovo astro della reality tv

Si è scomodato addirittura Newsweek che gli ha dedicato la storia di copertina del numero di fine febbraio. Il ‘rieccolo’ di turno è Donald Trump, famoso palazzinaro, noto per le sue imponenti costruzioni, come la Trump Tower sulla Quinta Strada a New York, almeno quanto per le sue vicende amorose. A 67 anni di età , con alle spalle una quasi bancarotta negli anni Novanta, Trump è oggi l’astro della reality tv. Il suo programma ‘The apprentice’, l’apprendista, in onda sulla Nbc (il produttore è Mark Burnett, lo stesso di ‘Survivor’), sta ottenendo un grande successo con oltre 18 milioni di telespettatori a settimana. Soprattutto è diventata popolarissima l’espressione ‘You are fired!’, usata da Trump per eliminare i concorrenti che non sono all’altezza del gioco, imperniato sull’abilità  nel risolvere problemi di business. Anche ex potenti come Jack Welch, storico chief executive della General Electric, seguono il programma di Trump e assicurano di divertirsi molto. ‘The Apprentice’ non ha un premio finale in danaro, ma chi uscirà  vincente dalla selezione avrà  un contratto in una delle società  di Trump con un compenso di 250mila dollari all’anno. E già  da ora i sedici concorrenti, compresi quelli che sono stati eliminati, stanno godendo di una fama che apre loro numerosi sbocchi professionali.

Dagli al balordo
La reality tv ha innescato una competizione con la realtà  quotidiana che rischia di creare grossi guai al dipartimento di polizia di Los Angeles, già  chiacchierato e al centro dell’attenzione dei media per episodi di corruzione e brutalità . Da qualche tempo, quando qualche balordo intercettato in macchina dopo un furto non si ferma all’alt di una pattuglia e viene inseguito, immediatamente si alzano in volo gli elicotteri delle televisioni (chi li avrà  mai avvisati?) che propinano ai telespettatori la caccia in diretta al fuggitivo. Caccia che, nel più puro spirito hollywoodiano, quasi sempre si conclude con una sparatoria incrociata alla quale partecipano decine di auto della polizia: morte assicurata del balordo. Ma di fronte al ripetersi di questi episodi, ora sono scese in campo con vigore le organizzazioni a difesa dei diritti del cittadino.


Clear Channel si libera di Stern
Da più di dieci anni negli Stati Uniti il conduttore radiofonico Howard Stern è un’icona della trasgressività . Le sue trasmissioni, iniziate con un fortunato programma radiofonico poi ripreso anche dalle telecamere, sono un condensato di volgarità  e di oscenità  esposte con la massima naturalezza. Ma i tempi cambiano e l’ondata di conservatorismo che pervade il Paese fa sentire i suoi effetti. Così Stern è stato licenziato da John Hogan, presidente e chief executive di Clear Channel Radio, il più grande network nazionale con 1.200 stazioni. Lo scorso gennaio la Federal communications commission, presieduta da Michael Powell, aveva annunciato che per Clear Channel era in arrivo una pesante multa a causa delle oscenità  messe in onda da Todd Clem, meglio conosciuto come Bubba. Già  che c’era l’emittente ha fatto fuori anche Howard Stern per non incorrere in ulteriori sanzioni.

Sesso cattivo
Le forze armate americane stanno fronteggiando la più grave accusa di ‘sexual misconduct’, cattiva condotta sessuale, della loro storia. Di fronte ai membri del Congresso i responsabili delle tre armi hanno dovuto ammettere che centinaia di casi di violenza sono stati denunciati da soldatesse e ufficiali di sesso femminile in Iraq, Afghanistan e anche nei centri di addestramento degli Stati Uniti. L’argomento si presta magnificamente a essere trattato dalle televisioni con dovizia d’interventi di psicologi, sessuologi e altri esperti. Ed è certo che un esercito di più di 300mila soldati, tra cui i 130mila che stazionano in Iraq, con periodi di ferma che superano i sei mesi, di problemi deve crearne parecchi agli alti gradi militari. Adesso, in un Paese dove tutti nella fondina hanno l’avvocato pronto a sparare, si annunciano cause e richieste milionarie secondo la migliore tradizione statunitense. Al confronto le centinaia di milioni di dollari pagate dalle arcidiocesi della Chiesa cattolica americana per i preti pedofili potrebbero risultare una bazzecola.

Bush smentisce  il suo ministro del Lavoro
Il segretario per il Lavoro dell’amministrazione Bush nei giorni scorsi ha presentato alla stampa un libro con le previsioni d’incremento del numero degli occupati: 2,6 milioni di posti di lavoro per il 2004. Ma il presidente Bush si è affrettato a mettere la mordacchia al suo ministro chiacchierone limitandosi ad affermare che l’andamento dell’economia è buono e che per le cifre è meglio aspettare fine anno. Questa vicenda dei posti di lavoro annunciati e subito smentiti è stata ripresa a piene mani dai candidati democratici impegnati nelle primarie, che hanno sparato ad alzo zero contro Bush e le sue bugie. Nel frattempo, a smentire l’ottimismo di facciata dell’amministrazione, è arrivato l’annuncio dei licenziamenti a raffica decisi da alcune importanti aziende americane.

oscarb1@starpower.net


 

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