Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Anche i più ottimisti se ne sono convinti il 3 febbraio quando, all’avvio delle votazioni a Montecitorio, una sequenza di scrutini segreti ha fatto correre i brividi lungo la schiena dei deputati della maggioranza: nonostante l’accordo raggiunto sulle modifiche da apportare, un gruppo consistente di franchi tiratori ha infatti cominciato a votare assieme all’opposizione. Si racconta che Silvio Berlusconi fosse al telefono con il fido Fabrizio Cicchitto per seguire in diretta l’andamento della votazione e, quando si è reso conto di cosa stava succedendo, abbia dato l’ordine di sospendere tutto.  E così è stato. La norma è stata rinviata all’esame della commissione Trasporti e Cultura, un modo come un altro per prendere tempo. “O qui si chiude la verifica, magari con un rimpasto, oppure ce ne andiamo tutti a casa”, commentava un parlamentare ben informato di Forza Italia. Perché, come ha detto chiaramente Paolo Romani (foto), il relatore forzista della legge, “il problema è politico”. E prescinde dalla legge, che pure è mal digerita anche in ampi settori della maggioranza.


Decreto salva Retequattro – Ddl di conversione n. 2674 – La commissione Trasporti e Cultura della Camera ha cominciato all’indomani della sospensione del voto sulla legge Gasparri l’esame  del decreto, la cui approvazione, dopo il sì del Senato, è prevista per il 16 febbraio. E non si esclude il ricorso al voto di fiducia per evitare brutte sorprese: il decreto è ora più che mai necessario visto che al momento è l’unica fonte di legittimazione per le trasmissioni di Retequattro.  Non è un caso che il testo uscito dal Senato, contrariamente alle intenzioni preannunciate, sia stato modificato dal relatore Luigi Grillo (foto) di Forza Italia per accogliere una delle obiezioni sollevate dall’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Enzo Cheli, sull’assenza dei parametri da verificare. È stato così precisato che la quota di popolazione che le trasmissioni digitali devono raggiungere entro il prossimo aprile deve essere del 50%. Ma al garante Cheli non basta: ascoltato anche alla Camera, ha chiesto ulteriori chiarimenti sui poteri sanzionatori attribuiti all’Autorità  nel caso in cui con l’avvento del digitale la verifica sulla diffusione del pluralismo dovesse dare esito negativo.


Indagine conoscitiva sul sistema del reperimento delle risorse pubblicitarie dei mezzi di comunicazione di massa –  In attesa di conoscere le sorti della legge Gasparri, la commissione Lavori pubblici del Senato si occuperà  di pubblicità . “Non c’è dubbio che il tema della raccolta pubblicitaria è un punto di snodo del rafforzamento del sistema nel suo complesso, e la questione deve essere affrontata anche sotto il profilo della concorrenza esistente in questo settore”, ha detto il presidente della commissione, Luigi Grillo, nell’annunciare la decisione di promuovere, attraverso una serie di audizioni, un’indagine per “approfondire i meccanismi che presiedono alla raccolta e alla distribuzione di questa importante risorsa tra i soggetti che in questo mercato si approvvigionano”. Favorevoli le opposizioni. Per il diessino Antonello Falomi si tratta di “un’iniziativa giusta che vuole far luce su una questione, la distribuzione delle risorse pubblicitarie, che la legge Gasparri si ostina a non voler affrontare”. Le audizioni sono cominciate il 12 febbraio: quella della Fieg è in calendario per il 19.


Tariffe postali agevolate – Ddl 2705 – Iter veloce per la conversione di un altro decreto: quello che disciplina il regime di tariffe agevolate per i prodotti editoriali e che in questi giorni è al voto definitivo del Senato, senza modifiche rispetto al testo varato  dalla Camera il 21 gennaio scorso. La nuova norma stabilisce un meccanismo di rimborso a posteriori da parte dello Stato – in favore della società  Poste italiane spa – sulle tariffe agevolate applicate alle imprese editrici di quotidiani, periodici e libri; alle associazioni e organizzazioni senza fini di lucro; alle associazioni che curano le pubblicazioni periodiche a carattere politico riconosciute dai gruppi parlamentari di riferimento; a ordini professionali, sindacati, associazioni professionali di categoria; a associazioni d’arma e combattentistiche; alle associazioni che operano per la valorizzazione dell’ambiente e alle associazioni storiche, cioè attive da più di 50 anni, del settore (come il Cai).


Protezione dei dati telefonici e su Internet – Atto Camera n. 4594 – I provider, le società  che consentono la navigazione in Internet, erano molto preoccupati. E avevano subito lanciato un grido d’allarme per il decreto legge in discussione alla Camera che, nell’ambito di un più ampio riassetto di alcune questioni relative alla giustizia, affrontava anche il tema della conservazione delle chiamate telefoniche e del traffico on line per 30 mesi (più ulteriori 30) “per finalità  di accertamento e repressione dei reati”. L’allarme è stato recepito dal Parlamento dopo una dura battaglia ingaggiata dai Ds. Con le audizioni del garante per la Privacy, Stefano Rodotà , e del procuratore Antimafia, Piero Luigi Vigna, la commissione Giustizia della Camera aveva infatti già  proceduto a una prima modifica del testo del governo, limitando la conservazione del traffico telefonico e della corrispondenza via e-mail a 24 mesi (più ulteriori 24). Il 28 gennaio scorso, l’aula di Montecitorio (con parere favorevole di governo e commissione) ha apportato un’ulteriore modifica, approvando un emendamento presentato dal diessino Pietro Folena che cancellava qualsiasi riferimento alla posta elettronica, la cui conservazione avrebbe non solo creato problemi ai provider ma, soprattutto, avrebbe violato i principi basilari della privacy. Ora il testo è passato all’esame del Senato.


Pubblicità  ingannevole – Atto Camera n. 2305 – Con voto praticamente unanime, la Camera ha approvato la proposta di legge presentata dal diessino Giuseppe Giulietti ed emendata dal relatore Pierfrancesco Emilio Romano Gamba (foto) di An che inasprisce le sanzioni per la pubblicità  ritenuta ingannevole, in particolare quando i messaggi  riguardano la salute e la sicurezza delle persone, o si approfitta in qualche modo della credulità  popolare e dell’ingenuità   del pubblico, soprattutto se minore. Il testo, che passa ora all’esame del Senato per il sì definitivo, prevede il rafforzamento dei poteri istruttori già  di competenza dell’Autorità  antitrust, consentendole di agire in modo più tempestivo e incisivo nella verifica dei ricorsi presentati contro i messaggi pubblicitari ingannevoli, comminando una pena  che va da un minimo di mille a un massimo di 100mila euro. Sanzioni sono previste anche per il proprietario del mezzo di diffusione  della pubblicità  ingannevole.


Poteri d’inchiesta alla commissione di Vigilanza Rai – Dopo la denuncia del presidente della Rai, Lucia Annunziata, sulle ingerenze del presidente del Consiglio nei confronti dei consiglieri di amministrazione della tivù pubblica, un gruppo di senatori del centrosinistra (primi firmatari i diessini Stefano Passigli (foto) e Franco Bassanini) ha presentato una proposta di legge per attribuire alla commissione di Vigilanza sulla Rai gli stessi poteri della magistratura e farla così diventare, per 12 mesi, una commissione d’inchiesta in grado di accertare se ingerenze vi siano effettivamente state. “Va fatta luce”, ha spiegato il senatore Passigli, “su questioni eclatanti come l’estromissione di figure storiche del giornalismo italiano dai palinsesti, la soppressione di programmi e i veti sui possibili candidati a condurre programmi di approfondimento. Il problema, già  rilevante di per sé, è reso ancora più grande perché il conflitto d’interessi perdura e l’assoggettamento della Rai al controllo del governo crea devastanti implicazioni nella formazione del consenso politico”.

(Le cronache del Parlamento sono aggiornate fino al 5 febbraio)

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